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“L’Organizzazione” di Cannibali e Re

“L’Organizzazione” è un romanzo scritto da Cannibali e Re, incredibilmente coinvolgente, dal ritmo incalzante, che ti strega e non ti lascia la possibilità di staccarti. Questo romanzo segue le vicende alternate e destinate ad intrecciarsi dei due protagonisti, Danny e Chris, due personaggi estremamente diversi e molto lontani tra loro che ad un certo punto si incontreranno, non solo fisicamente.

L’ambientazione è un mondo esattamente come il nostro, anzi, proprio il nostro, ma osservato da un altro punto di vista, diverso da quello che ci mostrano sempre i nostri libri di storia a scuola e all’università, diverso da quello che racconta dei grandi uomini. Qui il punto di vista privilegiato è quello degli ultimi, degli sfruttati, degli affamati, dei delusi, il punto di vista di coloro che non hanno spazio, che nel girare delle ruote di questo sistema rimangono quotidianamente schiacciati sotto il peso di una società che non lascia loro niente. È il punto di vista della nostra gente, della nostra classe, schiava delle catene della società capitalistica che arricchisce i ricchi e impoverisce i poveri, delle catene della società patriarcale e machista, in cui il potere è uomo, padre, marito.

Penso che questo libro parli proprio del potere, quello che annichilisce e toglie senza mai dare, ma parla soprattutto del desiderio di riscatto, accompagnato da un potente grido di rabbia che parte da alcuni ma che è capace di raggiungere tutt*, fino a rendere impossibile voltare la testa dall’altra parte.

Uno dei punti forti de “L’Organizzazione” è senza dubbio l’evoluzione dei protagonisti, i quali sviluppano le proprie vicende in due parabole diametralmente opposte e, crescendo e cambiando, arrivano a trovarsi, all’inizio e alla fine del libro, nei due punti più distanti tra loro. Da una parte Chris, avendo come punto di partenza una vita di sottomissione, pavidità e codardia, una vita all’insegna solamente di un profondo desiderio di vendetta nei confronti di chi lo ha reso così perennemente consapevole di una debolezza che non è mai riuscito a smentire, arriva alla fine del libro con un desiderio non più di vendetta ma di riscatto dal ruolo sociale che gli era imposto, mettendosi in gioco in prima persona per un fine che non sta più solo nella sua vita ma è nella collettività; dall’altra parte Danny, all’inizio spietato e cinico vendicatore che ha nella vita solamente il desiderio di vendetta, vacilla nelle sue convinzioni quando trova una ragione migliore della vendetta per continuare a vivere.

Penso che questo romanzo abbia, con una lettura scorrevole e accessibile, la forza di sottolineare molti pilastri marci della nostra società, in una narrazione che non si ferma alla mera critica ma offre continuamente esempi e impulsi verso un riscatto possibile: catapultandoci nelle vite dei protagonisti e arrivando ad essere loro profondamente affezionati, attraverso i loro occhi di “ultimi” nella società siamo portati, anche noi lettori e lettrici, a guardare le ingiustizie e le infamie di questo sistema senza mai dimenticarci che (indipendentemente da quali sono le pratiche utilizzate all’interno di questa storia) è necessario e possibile auto organizzarsi e sfidare lo stato di cose presente.

“Siamo pedoni ribelli. Siamo quello che tu non sei. Siamo quello che tu dovresti essere.”

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