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Obscene Talk – PORNCAST ep.1 – Collettivo Inside Porn

Inside Porn

Ecco il porncast:

parte 1
parte 2

Per chi legge, segue la trascrizione:

  • La prima domanda è una curiosità: vorremmo sapere come siete entrate in contatto con il mondo della pornografia.

(Giulia) Partiamo un po’ alla lontana: abbiamo iniziato ad interessarci di pornografia, e prima ancora in realtà abbiamo iniziato ad interessarci di sessualità, quando eravamo ancora tutte e tre studentesse all’università del DAMS di Bologna ed eravamo quindi nel pieno della nostra carriera universitaria. Eravamo tre amiche, ci conoscevamo già allora, fin dal primo anno, e ci trovavamo spesso a parlare di sessualità, ovviamente applicata a quello che studiavamo all’epoca, quindi la sessualità declinata attraverso le arti, la body art e le arti visive in generale. Frequentando l’università abbiamo frequentato questo laboratorio di etnosemiotica nel quale gli studenti e le studentesse erano incoraggiat_ a presentare le proprie ricerche, o comunque i propri oggetti o casi di studio, per poi costruire un dibattito insieme agli altri studenti e capire quale fosse il modo migliore di approcciarsi a quel determinato argomento. Frequentavamo quel corso già da molto tempo, per cui ormai era ben noto il nostro interesse per la sessualità, e un nostro compagno di quel laboratorio ci disse “Ma visto che vi interessa così tanto la sessualità, non sareste interessate a fare una ricerca sulla pornografia? Ve lo dico perché io, casualmente, convivo con un pornoattore!”. Noi ovviamente non ce lo siamo fatte ripetere due volte, ci interessava particolarmente questa cosa, abbiamo preso la palla al balzo e quindi abbiamo iniziato questa ricerca, che all’inizio era una ricerca prettamente accademica e in un ambito molto restrittivo che è quello dell’etnosemiotica, e abbiamo iniziato intervistando questo attore e dopodiché abbiamo deciso che ci interessava parlare non tanto con chi la pornografia la fruiva (ci sembrava che la fruizione fosse già ampiamente analizzata nell’ambito accademico) ma con chi la produceva, con chi faceva pornografia, con chi erano quei corpi che poi vedevamo in scena e anche di chi era l’idea che vedevamo rappresentata e l’immaginario che vedevamo rappresentato: quindi abbiamo iniziato a frequentare una serie di festival, nazionali e internazionali, il primo dei quali era il Berlin Porn Film Festival, nella sua edizione del 2016. Lì abbiamo iniziato a conoscere tantissimi registi e performer e all’inizio eravamo molto accademiche, molto fredde nel nostro operare: avevamo il nostro registratore, abbiamo raccolto una serie di dati e una serie di interviste che poi sono state elaborate in un’analisi che abbiamo presentato in una lezione conclusiva di questo laboratorio, che aveva creato questo ciclo di incontri dal titolo Fare ricerca nei quali tutte le persone venivano spinte a raccontare qual era la metodologia usata. A seguito di ciò ci siamo stufate, per una serie di motivi, dell’università e abbiamo deciso di uscire dall’ambiente universitario che ci sembrava fin troppo restrittivo: a noi interessava parlare con un pubblico il più ampio possibile e quindi abbiamo iniziato a fare quello che facciamo tutt’ora, ad organizzare veri e propri eventi culturali. Questo è in soldoni il racconto di come e perché abbiamo iniziato a doccuparci di porno.

  • Perché fondare un collettivo che parla proprio di pornografia?

(Arianna) Il discorso è molto più ampio, alla fine la pornografia non è altro che un tipo di linguaggio con il quale parlare di determinati argomenti relativi alla sessualità: di fatto quello che abbiamo fondato, più che un collettivo che parla di pornografia è un collettivo che parla di tutto quello che ci sta sotto. Il discorso della pornografia alternativa si distingue anche per un tipo di pornografia che non si ferma all’essere solamente “porno”, come per esempio i principali prodotti che trovi nei siti, ma è prodotta da molti artisti anche per raccontare tutta una serie di esperienze e identità, quello che distingue la pornografia è il fatto che i soggetti che la producono e che la performano raccontano sé stessi attraverso questo tipo di strumento: per noi il porno è il migliore strumento visivo. Come raccontava Giulia, noi di sessualità ne parlavamo attraverso la nostra esperienza accademica, abbiamo studiato tutto quanto rispetto ad un impianto fortemente visivo: tra l’altro noi tre lavoriamo nel cinema, nell’audiovisivo, e questo è anche lo strumento che più aiuta a stabilire una discussione, un dibattito. Quindi da un lato sì, noi parliamo di pornografia perché uno degli scopi di Inside Porn è toglierla dall’essere relegata a prodotto di consumo e unicamente a scopo masturbatorio, portare una pornografia diversa agli occhi di tutte quelle persone che, come noi quando siamo andate al Porn Film Festival, non conoscono il Queer Porn e tutta una serie di declinazioni di questo linguaggio. Quindi portare all’attenzione di un pubblico più ampio, che non conosce questo tipo di pornografia più underground, da un lato, il prodotto in sé, elevandolo a prodotto culturale – spesso la pornografia è considerata becera, di scarsa qualità – poiché anche questi prodotti raccontano uno studio artistico, a prescindere anche a volte dall’estetica stessa che utilizzano (non sempre i prodotti che noi mostriamo sono belli, ma magari mostrano un tema in maniera forte). E quindi, guardiamo da un lato alla pornografia come prodotto culturale alla pari di altri prodotti che invece non sono sessualmente espliciti, dall’altro invece la vediamo proprio come uno strumento utile a creare del dibattito: una cosa di cui ci siamo rese conto nel mostrare certi prodotti è che la visione di altre sessualità, di atti sessuali che noi, nel nostro piccolo, non conosciamo stimola dibattito. Magari non ci riconosciamo in una determinata sessualità, ma il fatto di vederla sullo schermo e veder raccontare il modo di vivere altre sessualità, ci porta ad una riflessione, ad ampliare il nostro mondo, il nostro immaginario —Non ce n’è un unico giusto, ma una pluralità di sessualità. Il porno per noi è un po’ un pretesto per parlare di sessualità.— (mariag) Ci siamo rese conto, anche sulla nostra stessa pelle (quando siamo andate al Porn Film Festival, ma anche quando siamo andate ad altri festival, o anche quando semplicemente facciamo una selezione dei prodotti che vogliamo mostrare), che (quando?) ci scontriamo con delle sessualità, esse non sempre appartengono a quello che è il nostro immaginario, e la visione di queste sessualità ci porta ad ampliare l’immaginario, a pensare in modo diverso tutta una serie di pratiche, a fare una riflessione con sé stessi. E questo permette, poi, di comunicarle anche agli altri. Per noi è importante lo strumento della pornografia per riuscire ad ampliare il dibattito: a partire da quello che noi mostriamo arriviamo a fare un confronto, un dialogo con il pubblico su quello che abbiamo mostrato, sia dal punto di vista estetico che, anche e soprattutto, dal punto di vista tematico e dei contenuti.

Collettivo Inside Porn :

“E’ un progetto culturale nato a Bologna e attivo dal 2016.
Vogliamo intendere il porno non come mezzo di categorizzazione, quindi di ghettizzazione, delle sessualità, ma come strumento di rappresentazione e inclusione: di accettazione delle identità e dei diversi modi di vivere il sesso.
Come? Organizzando incontri che attraverso la fruizione dell’oggetto pornografico – video, immagine o performance – favoriscano la nascita di spazi di condivisione dove poter parlare della sessualità, esplorandone forme ed espressioni, senza temere il canonico giudizio dell’altro e della società. Ciò che cerchiamo è una rivendicazione collettiva del ruolo centrale che la sessualità ha nelle nostre vite e nel rapporto con gli altri, partendo dalla possibilità di godere di diversi immaginari erotici e pornografici.
Ecco cosa prevede la nostra porno stagione 2019/2020:
LUNEDì PORNO AL CINEMA EUROPA
Un’eccitante occasione per assistere alla proiezione di un porno sul grande schermo, un
metodo di fruizione antitetico alla classica visione privata e domestica.
CE L’HO PORNO
Una rassegna di cortometraggi porno d’autore inserita in un contesto di conversazione e
dibattito con chi il porno lo crea e lo distribuisce.
SONORIZZAZIONI
La fusione di due diversi linguaggi, visivo e sonoro, attraverso la musicalizzazione dal vivo di
porno vintage.
PERFORMANCE
La possibilità di assistere a una drammatizzazione dell’atto sessuale, senza che questo sia
filtrato attraverso un supporto mediatico.

Le ricercatrici:
MARIA GIULIA GIULIANELLI, GIULIA MOSCATELLI & ARIANNA QUAGLIOTTO “

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