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Univer-City: critica della città che verrà

Prima Parte
“Le città turistificate ai tempi della pandemia”
Giovanni Semi

Seconda Parte
“Chi decide sulla città? La gestione pubblica dello spazio urbano a Bologna”
Matteo Proto

Negli ultimi anni siamo stati spettatori ma anche vittime di processi incredibilmente rapidi e violenti che hanno investito la nostra città. City branding, gentrification, foodification sono alcuni dei termini che, quasi all’improvviso, ci siamo ritrovati ad utilizzare ogni giorno per descrivere i cambiamenti che vedevamo mettersi in atto nel centro cittadino e non solo.
Anche Bologna è diventata teatro di quel processo che è ormai definito come turistificazione, termine importato dall’inglese touristification, che indica in maniera generica gli effetti del turismo di massa sulla città. Aumento degli affitti, politiche fondate sulla retorica del “decoro”, aumento del costo di ristorazione e generi alimentari in centro, sgomberi e soppressione di esperienze di vita collettiva che si ponevano fuori da questo disegno. Una trasformazione che è stato il frutto di una scelta politica, scelta di puntare su un’economia leggera e versatile fatta di eventi, fiere e, appunto, turismo, turismo di massa: in sintesi fatta di un uso temporaneo della città da parte di esterni. Quanto questo modus operandi ha lasciato campo libero allo stravolgimento del tessuto urbano? Quanto ha favorito l’esplosione dei canoni d’affitto? Quanto ha alimentato una corsa al ribasso di stipendi e forme contrattuali?
Ma adesso è arrivato il Covid-19. I voli sono bloccati, i ristoranti sono chiusi, gli eventi rimandati forse a ami più: il turismo è crollato. Molte imprese alberghiere hanno già chiuso e molti palazzinari ricominciano a proporre i loro appartamenti agli studenti; i prezzi sono tornati umani ma molti non si riescono a permettere più neanche quelli.
Cosa ci aspetta in futuro? Come sarà la città di Bologna per i prossimi anni senza turismo? Come cambierà la gestione dello spazio urbano? A chi saranno rivolte le prossime trasformazioni della città? Continueremo a dover restare in bilico sul rasoio della precarietà per tirare a campare? Questo ciclo di incontri non ha l’ambizioso obiettivo di predire il futuro ma si pone almeno quello di dare delle linee guida per arrivarci preparati.

Martedì 26 Maggio

H17.00
Giovanni Semi, Professore di Sociologia presso l’Università di Torino e autore di “Gentrification. Tutte le città come Disneyland?” (Il Mulino, 2015) – Le città turistificate ai tempi della pandemia”

L’attuale crisi pandemica ed il lungo periodo di quarantena che tutt’oggi ci ritroviamo a vivere, evidenziano in maniera ormai innegabile l’insostenibilità sistemica del modello di sviluppo capitalistico. In uno scenario tanto denso di contraddizioni, la metropoli si sostanzia come un prezioso campo di analisi per cogliere le trasformazioni in atto e per tracciare delle possibili tendenze future.

Oggi più che mai, emerge come palese la forte problematicità intrinseca a quelle piattaforme digitali, come Airbnb e Booking, che negli scorsi anni sono divenute pilastri centrali nella gestione dei flussi turistici italiani e internazionali. Le restrizioni messe in atto durante il lockdown hanno interrotto, almeno momentaneamente, qualsiasi movimento interurbano, facendo sorgere numerose domande rispetto al futuro orientamento di queste applicazioni: Siamo realmente di fronte alla fine del turismo, così detto, “mordi e fuggi”? E se sì, ci si deve aspettare un forte incremento del turismo più elitario e di lusso?

Probabilmente, nel futuro prossimo assisteremo ad una crisi del turismo in tutte quelle città, come Bologna e Torino, che fino ad ora hanno basato esclusivamente la propria economia interna sul settore degli eventi o su quello eno-gastronomico. Proprio Bologna infatti, che storicamente si era aggiudicata lo status di città studentesca, da qualche anno aveva rivolto il proprio interesse verso una mono-coltura del turismo incentrata sul modello delle piattaforme. Oggi, dopo il repentino arresto di questo settore, l’amministrazione comunale sembrerebbe rivolgersi nuovamente agli studenti, proponendosi addirittura di incrementare l’arrivo di quella parte di composizione sociale che fino a poco tempo fa tentava di espellere dal proprio tessuto urbano. Quanto il nuovo protocollo sulla questione abitativa sarà capace di venire incontro alle reali esigenze della comunità studentesca? Quanto invece sarà influenzato dagli interessi dei tanti palazzinari e speculatori bolognesi?

H19.00
Matteo Proto, ricercatore e docente di Geografia Urbana presso l’Università di Bologna – Chi decide sulla città? La gestione pubblica dello spazio urbano a Bologna

La città nella società neoliberale sembra assumere una fisionomia sempre più confusa e la progettualità del suo sviluppo sempre più volubile. Sembra non essere più una competenza del governo pubblico quella di immaginare e disegnare la città del futuro. In quest’ambito è cresciuto sempre di più il peso di capitali, non più riconducibili alla definizione di “urbani” ma sempre più “transcalari”: grandi società globali ma capaci di agire capillarmente sulla gestione e sulla vita delle metropoli, delle cittadine, dei quartieri. Grandi società come queste hanno interesse a ridisegnare una città esclusivamente nel momento in cui sentono di poterci ricavare profitto; secondo questa logica si dà quel fenomeno di brandizzazione della città: dotare la città di una identità unica e precisa così da poter vendere meglio. Qui entra in gioco il concetto di riqualificazione o di rigenerazione urbana, utilizzato per costruire una nuova città. La crisi dell’industria manifatturiera ha lasciato negli spazi urbani ampie porzioni abbandonate; di conseguenza c’è la volontà da parte di istituzioni e capitale di valorizzare economicamente queste porzioni di spazio urbano costruendoci sopra un immaginario. Ma chi decide come rigenerare questi spazi? Come avvengono queste decisioni? A beneficio di chi sono portate avanti?

Governo cittadino che quindi pare lasciare all’irrazionalità del privato lo sviluppo urbanistico limitandosi a garantire un ruolo di piattaforma, di assistenza. Fermo restando che il comune, inteso come istituzione, trae vantaggio dalla presenza di questi “attori transcalari” in funzione di una competizione con altre istituzioni cittadine e non, lo sviluppo della città va di pari passo con il ritmo del capitale, sempre più veloce. Ne deriva un Urbanesimo just in time, un continuo cantiere errante.
La città di Bologna, come tante altre che hanno dovuto fare i conti con un cambio di direzione a seguito della crisi del modello fordista, è mutata secondo questa assenza di linee guida.
Come si è data forma questa idea di gestione della città a Bologna? Come sono stati gestiti gli spazi pubblici?
Con la crisi pandemica in cui ci troviamo, e che sembra andare a mettere totalmente in crisi settore turistico su cui si è fondata la città di Bologna negli ultimi anni, come si amministrerà lo spazio urbano?

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Negli ultimi anni siamo stati spettatori ma anche vittime di processi incredibilmente rapidi e violenti che hanno investito la nostra città. City branding, #gentrification, #foodification sono alcuni dei termini che, quasi all’improvviso, ci siamo ritrovati ad utilizzare ogni giorno per descrivere i cambiamenti che vedevamo mettersi in atto nel centro cittadino e non solo. Anche Bologna è diventata teatro di quel processo che è ormai definito come #turistificazione. Aumento degli affitti, politiche fondate sulla retorica del “decoro”, aumento del costo di ristorazione e generi alimentari in centro, sgomberi e soppressione di esperienze di vita collettiva che si ponevano fuori da questo disegno. Una trasformazione che è stato il frutto di una scelta politica, scelta di puntare su un’economia leggera e versatile fatta di eventi, fiere e, appunto, turismo, turismo di massa: in sintesi fatta di un uso temporaneo della città da parte di esterni. Ma adesso è arrivato il Covid-19. I voli sono bloccati, i ristoranti sono chiusi, gli eventi rimandati forse a mai più: il #turismo è crollato. Molte imprese alberghiere hanno già chiuso e molti palazzinari ricominciano a proporre i loro appartamenti agli studenti; i canoni d’ #affitto sono tornati umani ma molti non si riescono a permettere più neanche quelli. Cosa ci aspetta in futuro? Come sarà la città di Bologna per i prossimi anni senza turismo? Come cambierà la gestione dello spazio urbano? A chi saranno rivolte le prossime trasformazioni della città? Continueremo a dover restare in bilico sul rasoio della precarietà per tirare a campare? Questo ciclo di incontri non ha l’ambizioso obiettivo di predire il futuro ma si pone almeno quello di dare delle linee guida per arrivarci preparati. #gentrification #foodification #turistificazione #turismo #affitto #urban #spaziourbano #critica #della #città #cheverrà #univercity #università #bologna #unibo

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Non è con la chiusura di strade e piazze che si contrasta la diffusione di Covid-19, ma anzi, a fronte di questa crisi pandemica, diviene ancora più necessaria l'apertura di ulteriori spazi in cui potersi ritrovare salvaguardandosi!

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