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CHIEDIAMO SOLUZIONI: L’UNIVERSITA’ RISPONDE CON PORTE CHIUSE E POLIZIA

Continuiamo a farci sentire! Domani e dopodomani torniamo sotto il rettorato con la “Piazza Studio Autogestita” verso il corteo regionale di sabato 20/06.

È ormai una settimana che  stiamo portando avanti la “Piazza Studio Autogestita”.  Da mercoledì scorso abbiamo deciso di rompere la bolla di silenzio nella quale questa quarantena ci aveva imprigionat@, iniziando a creare momenti giornalieri di riappropriazione in Piazza Scaravilli. Autorganizzandoci, abbiamo allestito un’area studio proprio di fronte alla sede del Rettorato, per collettivizzare e rendere nota a tutt@ l’estrema condizione di precarietà in cui ci siamo ritrovat@ durante e dopo il lockdown.

Siamo nel mese di giugno, in piena sessione estiva, e l’Unibo non sembra minimamente intenzionata a garantirci alcun servizio: nei  mesi di lockdown la didattica online ha pesato completamente sulle risorse di student@ e docenti senza nessun supporto significativo dalle istituzioni,  le aule studio sono ancora chiuse, il prestito bibliotecario funziona a singhiozzi, in tant@ non possono neanche provare a dare esami perché non sono riuscit@ a pagare la terza rata … ci ritroviamo quindi impossibilitati a portare avanti il nostro percorso di studi in maniera adeguata. Allo stesso tempo, si continua a richiedere 2.500 euro di tasse, imponendo una mora per chiunque non riesca a pagare tale cifra.

Durante questa settimana  di presidio in zona uni, nessun membro dell’amministrazione universitaria si è premurato di instaurare un dialogo con noi. Nonostante la grande e costante partecipazione agli appuntamenti di Piazza Studio Autogestita, i problemi e le rivendicazioni degli studenti e delle studentesse continuano ad essere ignorate.

Per questi motivi oggi abbiamo deciso di lanciare un flashmob sempre li, sotto il Rettorato, prendendoci una pausa dallo studio per dire forte e chiaro che ci siamo stancat@ di essere ignorat@, da chi dovrebbe prendersi carico della situazione e investire risorse per garantire a tutt@ il diritto allo studio.

Dal presidio, dopo una serie di interventi che hanno confermato la situazione insostenibile, nonostante siano stati molto chiari e sparati a volume discretamente alto, abbiamo deciso collettivamente di andare direttamente verso gli uffici, dove dovrebbero esserci stati coloro che –a rigor di logica, dovrebbero prendersi le proprie responsabilità e occuparsi delle nostre richieste.

Indovinate un po’? Ad accoglierci abbiamo trovato porte rigorosamente chiuse e una quantità spropositata di poliziotti della Questura di Bologna. Non ci sorprende. Siamo abituat@ a questo modo di dialogare con la comunità studentesca, che l’Università  utilizza da ben prima del covid-19. Non ci interessa ripetere quante volte l’amministrazione Ubertini abbia risposto così ai bisogni degli/delle studenti e studentesse. Ci preme però sottolineare quanto la stessa amministrazione Ubertini abbia sprecato parole e comparse a favor di telecamera, per paventare il pregio di UniBo. Ci ricordiamo delle numerose mail del Rettore, che non facevano altro che autocelebrare la gestione dell’emergenza, non affrontando  quella che era la reale situazione. L’abbiamo detto e lo ripetiamo: la gestione che l’Università ha avuto dell’emergenza è stata insufficiente, e a pagarne le conseguenze siamo sempre noi e ci siamo stancat@. Per questo continueremo a bussare a quelle porte fin quando non si apriranno e al posto della polizia ci saranno persone disposte ad affrontare la situazione ascoltando le nostre richieste: semestre aggiuntivo per recuperare il tempo perso in lockdown, annullare le more di quest’anno e le tasse dell’anno prossimo, riapertura in sicurezza di sale studio e servizi.

Rinnoviamo l’invito a ritrovarci da domani in Piazza Scaravilli, per studiare e socializzare in sicurezza e ribadire che pretendiamo considerazione e rispetto, per poi far confluire la nostra rabbia nella giornata di sabato, in cui un grande corteo composto dalle tante istanze di lotta che si stanno esprimendo in città e regione, attraverseranno le strade di Bologna al grido di “Costruiamo un nuovo futuro: vogliamo salute, soldi e diritti.

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