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NON CI ACCONTENTIAMO DELLE BRICIOLE!

Foto di Luca Verardi

È di due giorni fa la notizia della riapertura di alcune aule studio da parte dell’UniBo. Dopo mesi di silenzio da parte della governance universitaria, quasi al termine della sessione estiva, verranno riaperte da lunedì 29 giugno 3 aule studio a Bologna (Zamboni 25, Via Azzo Gardino 33 e via Petroni 13/b) e poche altre nel resto delle sedi dei campus UniBo.

Se è grazie alle pressioni fatte allestendo una Piazza Studio all’aperto sotto al Rettorato nel corso delle ultime due settimane che abbiamo ottenuto la riapertura di un’esigua parte delle aule studio, quello che vogliamo rispedire al mittente (che mai si è davvero espresso rispetto ai bisogni di studenti e studentesse) è un messaggio che nella mente di tutt* è ben chiaro: non è delle briciole che ci possiamo accontentare. Non dopo aver pagato migliaia di euro di tasse senza aver ricevuto, fin dall’inizio del lockdown, alcun servizio. Non dopo che tutte le spese inerenti al funzionamento della didattica online sono state sostenute da studenti e studentesse e docenti (dall’acquisto di un PC alla spesa per il wifi, per non parlare delle difficoltà di approcciarsi alla didattica online in case composte da 6 o 7 persone), non dopo aver speso centinaia di euro per reperire il materiale didattico, non dopo mesi in cui l’imperativo dell”andare avanti’ a tutti i costi ha significato lasciare indietro tant* di noi.

Da tre settimane noi studenti e studentesse siamo tornat* ad attraversare una zona universitaria desertificata dal lockdown e dall’assordante silenzio delle istituzioni universitarie, riappropriandoci di quegli spazi che come universitari ed universitarie ci spettano. Dopo innumerevoli giornate di studio sotto via zamboni 33, durante le quali abbiamo più volte cercato un’interazione con l’università entrando anche nel rettorato stesso per manifestare i nostri bisogni, l’università non si è espressa in alcun modo, ha rifiutato qualsiasi forma di dialogo o di presa di parola pubblica a riguardo. Abbiamo trovato porte chiuse e polizia in borghese ad attenderci ogni giorno.

Dopo la fine del lockdown ci è stato detto che le aule studio non sono state riaperte perché si “teneva alla nostra salute” e a quella di lavoratori e lavoratrici, è chiaro però che questa sia solamente una scusa per nascondere la mancata volontà di trovare soluzioni reali per poter riaprire le sale studio, sanificandole e mantenendo le norme di sicurezza e soprattutto di una presa di responsabilità da parte dell’Università.
A noi questa sembra solo retorica… Sappiamo benissimo che, ove necessario e soprattutto proficuo, la produzione non si è fermata, i lavoratori e le lavoratrici nelle fabbriche, negli ospedali, per le strade a consegnare per Amazon o per le piattaforme di food delivery come Just Eat, Glovo, Deliveroo, hanno continuato a lavorare sotto ricatto, dovendo scegliere tra la propria salute e la possibilità di portare a casa uno stipendio, senza tutele, spesso con contratti ridicoli, senza dispositivi di sicurezza. Non è questo che noi chiediamo, non è di sfruttare o di mettere a repentaglio la salute. Noi pretendiamo la capacità di comprendere le necessità di chi l’Università la vive, la attraversa o tropo spesso la subisce, noi vogliamo che tutt* possano studiare e vivere in sicurezza.

Per quanto UniBo si presenti come un’istituzione accademica con l’interesse di garantire il diritto allo studio, non possiamo più fare finta che non sia (ainoi) a pieno titolo un’azienda con interessi economici enormi e un bilancio sempre in attivo di milioni di euro.

Mentre ci prepariamo alla pausa estiva, già sappiamo che il prossimo settembre tutte le contraddizioni emerse durante la pandemia, che erano proprie già della “normalità di prima”, non saranno risolte e il peso dell’incapacità della nostra università di rispondere ai nostri bisogni non sarà dimenticato.

La pazienza è arrivata al limite, non possiamo più tollerare l’ ipocrisia e queste prese in giro.
E’ per questo che la nostra rabbia continuerà a ribollire anche dopo la pausa estiva, e sarà così per pretendere che nessun* venga lasciat* indietro, che il diritto allo studio sia per tutt* e che vengano presi veri e seri provvedimenti in aiuto di chi è stat* più colpit* da questa crisi pandemica ed economica.

Ciò che esigiamo è un semestre aggiuntivo gratuito per tutti e tutte, perché il nostro tempo è rimasto bloccato ma questo non ha impedito all’università di continuare a prendere i nostri soldi, senza darci niente in cambio; che le tasse del prossimo anno e le more per il mancato pagamento dell’ultima rata di quest’anno vengano annullate, perché questa crisi non l’abbiamo scelta e non vogliamo doverla pagare, venendo addirittura “puniti” quando non riusciamo a farlo; che le borse di studio siano garantite nella loro interezza a tutti e tutte, senza criteri di merito. Quella garanzia del “diritto allo studio” che ci è stata promessa è stata disattesa e non basterà qualche aula studio aperta in ritardo per convincerci del contrario.

Dopo questi mesi, durante i quali abbiamo affrontato situazioni difficili, in cui tante contraddizioni della nostra vita, non solo universitaria, sono emerse prepotentemente, l’università non può più nascondersi dietro ad un dito, non può più dare mezze risposte fingendo di aver trovato soluzioni, non può più ignorare le nostre esigenze, non può più speculare sulle nostre difficoltà. Non ci accontenteremo più delle briciole, vogliamo ciò che ci spetta!

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