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Terzo Paesaggio ed Ecologia Politica

Il ‘Manifesto del Terzo Paesaggio’ rappresenta un’opera ricca di spunti estremamente interessanti per leggere i “frammenti indecisi del giardino planetario” in chiave politico-ecologica. Questo libro, infatti, è caratterizzato da una forte carica politica e quasi militante nel re-immaginare e riappropriarsi di spazi spesso, se non sempre, abbandonati e dimenticati per via delle loro peculiari caratteristiche. Stiamo parlando dei cosiddetti friches, traducibili un po’ impropriamente in “incolti”, ovvero terreni abbandonati dall’uomo dopo essere stati lavorati in ambito agricolo, e dei délaissés, traducibili ancora imperfettamente in “residui”. Questi ultimi rappresentano tutti quegli spazi che restano ai margini della pianificazione razionale operata dall’uomo nei confronti di uno spazio determinato. Secondo l’autore, tali spazi rappresentano delle grandi opportunità per immaginare e tradurre in pratica una nuova visione del rapporto uomo-natura, e più in grande, per il futuro della vita sul pianeta.

Delaissè’ urbano

Il ‘Manifesto del Terzo Paesaggio’ è un’opera di Gilles Clément, docente presso l’École Nationale Supérieure du Paysage de Versailles, scrittore e paesaggista francese, pubblicata nel 2004.
Clément si era già fatto notare con la pubblicazione di altre opere in precedenza, tra cui risalta ‘Le Jardin en Mouvement’ (‘Il giardino in movimento’). Basato sulla sua personale esperienza, principalmente osservativa, nella gestione di un giardino classificabile come friche, il paesaggista francese ha sperimentato un modello di organizzazione del giardino in cui viene sostanzialmente lasciata mano libera alla natura nel suo sviluppo, lasciando indietro questioni di razionalità, ordine e forma. Un giardino è in movimento quando è libero di svilupparsi senza una forma fissata a priori. Secondo Clément, il punto centrale di quest’impostazione è la decifrazione dei rapporti che si stabiliscono tra gli esseri viventi (non solo, ma anche, uomo-natura), e il ruolo del giardiniere, di conseguenza, diventa quello di collaborare con il “potere di invenzione della natura”, lasciando all’imprevedibilità e all’indecisione carta bianca. Il giardino in movimento accoglie animali come talpe, piante come quelle pioniere o vagabonde, tutte quelle forme di vita che vengono eliminate dai giardini tradizionali. Nel giardino in movimento si verifica un meccanismo di “mescolanza planetaria”, il quale ha il merito di creare legami di interconnessione tra diverse forme di vita, persino trovandosi a distanza.
Quest’opera ha poi ispirato una riflessione di più ampio respiro, quella sul “giardino planetario” dove vive il Terzo Paesaggio.

Entrambi i lavori si basano sull’idea che l’emersione della consapevolezza ecologica rappresenti una forte rottura nella storia umana, nel rapporto uomo-natura. In questo senso, egli intende che le responsabilità dei numerosi disastri ecologici sono da imputare, in primis, ad una concezione uomo-natura che prevede relazioni di dominio, sfruttamento e subordinazione a danno della seconda, tipica del sistema capitalistico.
Inoltre, Clément sottolinea l’importanza della creazione e riappropriazione di immaginari nuovi e alternativi, proprio come quello del giardino planetario o del Terzo Paesaggio. Innanzitutto, è ritenuto fondamentale riappropriarsi di temi importanti del pensiero ecologico senza pronunciare parole come “ambiente” o “sostenibile”, le quali sarebbero volte a favorire compromessi all’interno di processi di sfruttamento economico della natura. Pertanto, l’individuazione di nuovi simboli e immaginari è centrale. Per far ciò, Clément identifica la funzione pedagogica come estremamente importante in questo processo, il quale però necessita anche di profondi cambiamenti nella coscienza collettiva.
Infine, tali opere criticano radicalmente i modelli razionali che ispirano i progetti di pianificazione contemporanei, così come l’assimilazione dell’ecologia politica da parte dell’economia di mercato a fini di accumulazione e profitto.

Ma cos’è il Terzo Paesaggio?
In prima istanza, possiamo dire che il Terzo Paesaggio mette in contrapposizione non tanto lo spazio urbano da quello rurale, ma piuttosto gli spazi gestiti dall’uomo da quelli non gestiti dall’uomo. Quelli gestiti dall’uomo sono caratterizzati dal ricorso a principi di produttività, sfruttamento e accumulazione. Pertanto, in contrapposizione a ciò, il Terzo Paesaggio si eleva a simbolo di tutti quei luoghi in cui questi principi non vengono applicati.
Il Terzo Paesaggio è “frammento indeciso del giardino planetario, costruito dall’insieme dei luoghi abbandonati dall’uomo”. Il nodo centrale è che questi luoghi-margine ospitano una diversità biologica elevatissima, la quale è però declassata in quanto non produce ricchezza economica.
L’espressione Terzo Paesaggio rimanda a quella di Terzo Stato, ovvero uno spazio che non esprime né potere, né sottomissione ad esso.
Gli spazi che lo compongono sono i residui (délaissés), i quali derivano dall’abbandono di un terreno precedentemente sfruttato dall’uomo (friches) e la cui origine può essere di ogni tipo: industriale, agricola, urbana, turistica e così via. Inoltre, troviamo le riserve, ovvero luoghi non sfruttati in quanto caratterizzati da ostacoli economici o fisici nel poterli sfruttare; la loro origine può essere naturale (insiemi primari) o amministrativa.
La definizione di questi luoghi come frammenti indecisi rimanda all’evoluzione propria di essi, lasciata alla totalità degli esseri biologici che li abitano, in assenza di ogni decisione umana.
Il fine immaginifico dell’espressione Terzo Paesaggio è quello di smettere di guardare il paesaggio come l’oggetto di attività economiche di pianificazione, gestione, e arricchimento. In questo modo è possibile scoprire una moltitudine di spazi indecisi, situati ai margini e privi di funzione. Essi non hanno somiglianza estetica fra loro, ma tutti costituiscono territori di rifugio per la diversità biologica, mentre ovunque, altrove, essa è scacciata.
Il Terzo Paesaggio raccoglie l’insieme di tutti questi spazi.

Alcune caratteristiche del Terzo Paesaggio.
I residui riguardano tutti gli spazi, li si può trovare in qualunque contesto spaziale. Essi sono tributari di determinati principi di organizzazione razionale del territorio, e pertanto risultano abbandonati: rilievi accidentati o incompatibili con l’utilizzo di macchine agricole, ma anche confini dei campi, siepi, margini, bordi delle strade, eccetera. Tendenzialmente, essi sono scarsi e piccoli nelle città, vasti e numerosi nelle periferie. Ognuno di questi residui contribuisce alla diffusione della biodiversità.
Per natura, il Terzo paesaggio costituisce un territorio per molte specie che non trovano spazio altrove. Flora e fauna dei residui raccoglie un vasto numero di specie pioniere (che si insediano per prime in terreni di recente formazione) e vagabonde (che muoiono in un luogo e rinascono nelle vicinanze con estrema insistenza; sono le cosiddette erbacce o piante infestanti), mentre non vi sono piante coltivate o animali da allevamento o tutte quelle specie la cui esistenza dipende da colture e allevamenti.
La somma dei residui è il territorio per eccellenza in cui si manifesta la mescolanza planetaria. Al contrario, l’attività umana mirata al dominio e allo sfruttamento, minando le possibilità di vita di queste specifiche specie, determina la diminuzione della diversità biologica.
Dato il suo contenuto, date le questioni poste dalla diversità e la necessità di difenderla, il Terzo Paesaggio è intrinsecamente situato all’interno di una dimensione politica. Il suo mantenimento è legato all’acquisizione di una coscienza collettiva in questo senso. L’ormai inarrestabile antropizzazione planetaria induce una netta diminuzione della diversità, pertanto è di fondamentale importanza prendere consapevolezza che il Terzo Paesaggio, in quanto rifugio di tutte le configurazioni genetiche planetarie, rappresenta il futuro biologico del giardino planetario. La copertura del pianeta da parte di pratiche volte alla razionalità economica porta a una diminuzione delle superfici di Terzo Paesaggio, dunque della diversità. L’esistenza del Terzo Paesaggio è, in questo senso, legata in modo inversamente proporzionale a tali pratiche, e alla loro intensità. Il ricorso ad un’economia di mercato liberale, volta al profitto immediato, si caratterizza proprio per queste attività di sfruttamento del pianeta, le quali sono estremamente dannose per il Terzo Paesaggio, la cui forma e proporzione varia al variare del gioco del mercato, gioco economico-politico.

Rapporto con società e cultura.
Innanzitutto, è fondamentale mettere in chiaro che la priorità del Terzo Paesaggio, in quanto sistema biologico, non è ottenere un risultato razionale e prefissato, ma darsi delle possibilità d’esistenza. Ciò avviene tramite l’invenzione biologica, garantitagli dal suo carattere eterogeneo, inconsistente e smisurato temporalmente.
Detto ciò, dalla prospettiva della società, esso viene visto in più modi: spazio naturale (implicante un’assunzione di responsabilità da parte dell’istituzione nei suoi confronti), spazio improduttivo (disinteresse da parte dell’istituzione), spazio per il tempo libero, spazio sacro.
La prospettiva in cui vi è l’assunzione di responsabilità comporta la fissazione di criteri di gestione e limiti precisi, la definizione dell’uso e l’elaborazione di norme per regolarlo. Per esempio, ereggere una porzione di Terzo Paesaggio a patrimonio (dunque, luogo sorvegliato e gestito per non cambiare nel tempo) lo condanna alla sparizione, poiché la modificazione incessante di questo luogo, propria del suo meccanismo evolutivo, è incompatibile con il concetto di patrimonio.
Al contrario, da una prospettiva di disinteresse dell’istituzione, esso acquisisce caratteristiche svalutanti (area dismessa, discarica, incolto, wasteland), le quali rendono possibile la sua esistenza poiché non intralciano il percorso evolutivo del luogo. Il disinteresse, in questo caso, non è assoluto, ma solo istituzionale. L’utente non istituzionale del Terzo Paesaggio, invece, diventa parte integrante del suo sistema evolutivo, in condivisione con tutte le forme di vita che compongono quel territorio.
Generalmente, la prospettiva disinteressata è legata all’impossibilità o all’inconvenienza nello sfruttare quello spazio, mentre la prospettiva di responsabilità è associata alla realizzazione di un progetto (di sfruttamento) economicamente realizzabile e profittevole che porti a crescita/sviluppo.
Crescita e sviluppo rappresentano la dinamica cumulativa del sistema economico contemporaneo. Allo stesso tempo, esprimono la dinamica trasformativa/evolutiva del sistema biologico in generale. Il Terzo Paesaggio, terreno della diversità (dunque trasformazione ed evoluzione) sostiene l’invenzione biologica trasformativa e si oppone all’accumulazione.
In relazione alla cultura, il Terzo Paesaggio va considerato come “frammento condiviso di una coscienza collettiva, a patto di situare la condivisione nell’ambito di una stessa cultura”. Questo passaggio risulta estremamente rilevante in quanto mina ogni dualismo (Natura/Società; Natura/Cultura) escludente, cercando invece di riunire tutte le forme di vita in un unico interdipendente e interconnesso insieme (sia sociale che culturale), pur riconoscendo le specificità spaziali dei luoghi.

Pratiche del Terzo Paesaggio.
In tutto il mondo si sono sviluppati e realizzati progetti strettamente legati al concetto di Terzo Paesaggio. Ne viene fornito un breve elenco: Île Derborence del Parco Matisse (Lille), tetto della base sottomarina di Saint-Nazaire (Loire-Atlantique), Parco del Terzo Paesaggio di Tijuana (Messico), Parco del Terzo Paesaggio di Ramallah (Palestina).

Île Derborence (Lille)

In conclusione, possiamo dire che l’attività di valorizzazione degli spazi del Terzo Paesaggio risponde alla sfida di proteggere e mantenere la vita sul pianeta, arricchendola di biodiversità. La biodiversità stessa è qui considerata espressione della vita. Non solo, il Terzo Paesaggio rappresenta anche uno spazio deregolamentato, uno spazio di libertà (imprevedibile ed indecisa), assimilabile a tutti quegli spazi di libertà che ormai stanno sparendo con sempre maggior intensità dal pianeta.
Questo concetto vuole creare un immaginario alternativo in grado di rompere con le relazioni di dominio e sfruttamento operate dall’uomo (e dal sistema che porta a queste scelte) su tutto il vivente, vuole portare coscienza collettiva nelle menti di ciascuno e ciascuna di noi sul tema ecologico (e politico) e le sfide che comporta.
La domanda che tutti e tutte dobbiamo porci, in relazione al Terzo Paesaggio, è: vogliamo difendere la biodiversità per favorire la vita di tutto il vivente, o vogliamo guadagnare sul valore che essa porta con sé rischiando così di farla scomparire?

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