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Voci dalla pandemia: tra Scozia e Italia, due mondi a confronto

“La romanticizzazione della quarantena è un privilegio di classe.”

Voci dalla pandemia: Racconti dall’Italia e dal mondo
In un momento in cui la crisi pandemica riporta alla luce tutte le contraddizioni del sistema-mondo che conosciamo e che siamo costretti a vivere, istituzioni e governi rendono appetibile l’emergenza solo per determinati tipi di persone, escludendone molte altre.
La polvere sotto al tappeto comincia a sbucare in ogni dove. I tagli alla sanità pubblica fanno vacillare le narrazioni idilliache di un’economia neoliberista che tende in realtà alla privatizzazione e all’intensificazione delle disuguaglianze sociali.
Quello che ci proponiamo è di essere la voce collettiva di tutte le soggettività tagliate fuori dalla comodità e dalla sicurezza dell’emergenza. Vogliamo bucare la bolla temporale venutasi a creare attorno a questo specifico periodo che costituisce in realtà soltanto un picco di quella che è una crisi ecologia e sociale globale.

La voce che ci racconta la propria esperienza oggi è quella di Giulia, studentessa italiana emigrata all’estero per intraprendere i suoi studi. Vive in Scozia e lì ha potuto sperimentare sulla propria pelle, e con non poco timore quella che è la strategia dell’immunità di gregge perseguita subito dopo la diffusione della pandemia nel Regno Unito. Paese che se, in un primo momento – cosa che purtroppo non stupisce – aveva voluto anteporre la produttività dell’economia alla salute della popolazione, ha dovuto poi arrendersi all’impossibilità di poter far finta che nulla stesse accadendo.

L’immunità di gregge sarebbe secondo alcuni paesi – ormai palesemente e scientificamente smentiti – l’unica strategia a lungo termine per affrontare il virus, poiché l’epidemia non sarebbe potuta più essere contenuta e potrebbe sempre ripresentarsi. Invece di mettere sotto blocco l’intero paese, solo le popolazioni a rischio dovrebbero essere messe in quarantena mentre l’epidemia continua a diffondersi. Tuttavia, innumerevoli epidemiologi e virologi hanno criticato la strategia per essere rischiosa, non scientifica e del rischio di provocare un elevato numero di vittime. Poiché non è possibile isolare efficacemente la popolazioni a rischio, specialmente quando il virus continua a diffondersi, si andrebbe inevitabilmente incontro a un collasso del sistema sanitario, cosa che ci ricorda Giulia, nel caso del Regno Unito è stata dichiarata immediatamente dagli enti di Sanità nazionale.

Perché un paese come il Regno Unito avrebbe dovuto anche prendere in considerazione una strategia così rischiosa? La risposta è semplice: questa strategia è completamente coerente alla società neoliberale. Dagli anni ’80, siamo stati governati dal paradigma politico del neoliberismo, che ha sostituito la politica sociale guidata dallo stato con la privatizzazione e la deregolamentazione del mercato. La sua convinzione nella giustizia intrinseca del mercato ha portato a una logica politica, che mette letteralmente il profitto davanti alle persone. E ha colonizzato l’opinione pubblica anche tra le fasce più povere della popolazione al punto che oggi la condizione di povertà o di precarietà è una colpa individuale. Inoltre dovendo porre i singoli cittadini di fronte alla scelta di chiudere o meno le proprie attività commerciali (e non solo) lo Stato si smarcherebbe anche da qualsiasi accusa di aver causato l’impoverimento della popolazione.

Lo scenario del marzo scorso che dipinge Giulia è quello di un paese che se da una parte prova a far finta di nulla dall’altra comincia a prendere consapevolezza della situazione e si autorganizza indipendentemente dalla presenza di decreti e ordinanze per cercare di limitare i contagi.

I cittadini serrano le porte, le università cominciano a sospendere le lezioni e nell’aria si comincia a respirare il malcontento di chi si rende conto che ci dev’essere qualcosa che non va se lo Stato in cui vivi ti dice che se fallisci è perché TU hai deciso di chiudere un’attività e sono problemi TUOI e che in fondo fare a meno di qualche anziano o di qualche immunodepresso non è poi uno sforzo così grande. Parola d’ordine: produrre! Sempre e comunque.

Non è casuale che siano stati il ​​Regno Unito e i Paesi Bassi, due dei paesi più neoliberisti in Europa, a sostenere in prima istanza questo approccio. Questi paesi hanno trascorso gli ultimi decenni a mettere in pratica politiche che privilegiano gli interessi economici rispetto agli interessi sociali e hanno sistematicamente tagliato sulla spesa pubblica per l’assistenza sanitaria. La scelta di misure di blocco della produzione economicamente dannose non sarebbe ammessa in questa visione del mondo.

Non si sa se sia stato il karma a volere che fosse proprio il Primo Ministro Britannico ad essere contagiato qualche settimana fa dal Covid-19. Tuttavia si è deciso poi per un lockdown che proseguirà – per ora – fino al 7 maggio, continuando a mettere a dura prova un sistema sanitario nazionale che in questi anni si è provveduto a smantellare mattoncino dopo mattoncino.

Ciò che di positivo invece possiamo cogliere è che, a dire della giovane Giulia, le Università scozzesi si sono mostrate ancora una volta all’avanguardia, di certo molto di più che quelle italiane, nella gestione di lezioni ed esami da sostenere in un momento drammatico come questo . Scadenze rinviate, esami annullati o in molti casi sostituzione di modalità di giudizio con voti in percentuale in favore di un’idoneità/non idoneità, per cercare di andare incontro a studenti e studentesse che non possono accedere a tutti gli strumenti necessari per conseguire gli esami o farlo al meglio.

Ciò che lascia con l’amaro in bocca e con ancora più voglia di non tornare a quella famigerata “normalità”, osservando le reazioni dei differenti governi per gestire la pandemia, è che ci sono tra queste dei tratti comuni che provocano non poca rabbia: mai la salute di corpi e dei territori è stata messa al centro; mai sono state gettate le basi affinchè in una società tutte e tutti potessero vivere allo stesso modo: degnamente. Ci voleva una crisi ecologia globale per fare capire che il sistema che regola attualmente i rapporti sociali ed economici nel mondo sia totalmente INsostenibile!

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