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Obscene Talk – Agit Porn ep.2

” Se devo proprio definirmi, allora scelgo di essere un’agitatrice, nel senso di chi eccita e infiamma gli animi con idee o dottrine nuove, rivoluzionarie o comunque ricche di fermenti (Treccani). Senza voler sminuire me stessa e il mio lavoro, so di non fare niente di singolare o eccezionale, né di essere innovativa, ma sono altrettanto consapevole del fatto che ci sia bisogno di scuotere ed essere scoss* da un torpore intellettuale e culturale, da un appiattimento sociale. “

Ecco il podcast

parte 1
parte 2

Per chi legge segue la trascrizione

  • Partendo dalla tua esperienza come hai sovvertito la dimensione privata del sesso in favore di una dimensione altra?

Stavo leggendo proprio questa mattina (perchè sto leggendo pornotopia di preciado..), un passaggio circa..faccio un passaggio indietro: pornotopia è un libro che parla di playboy, la rivista di Hugh Hefner, e di come abbia rivoluzionato il mondo della comunicazione e degli immaginari di genere, sessuali e c’è un passaggio circa l’intimo e quindi concezione dello spazio privato e spazio pubblico e dice così (ovviamente riferendosi agli anni in cui è uscito playboy, 1953 primo numero, stiamo parlando degli anni ’50): “i primi regolamenti antipornografici e quindi antipornografia non volevano reprimere la rappresentazione della sessualità bensì di distribuirla nello spazio e di separare i due regimi opposti di visibilità, uno privato e l’altro pubblico, definiti in funzione dello spazio che occupano quindi nello spazio privato era possibile godere delle libertà sessuali proibite dal codice penale mentre nello spazio pubblico era necessario nascondersi”. Questo in realtà a sua volte è la citazione di un libro di Marcella Iacub, un libro francese edito nel 2008 da Fayard, una casa editrice francese, il titolo “Par le trou de la serrure : Une histoire de la pudeur publique”

E’ interessante questa cosa circa il privato e il pubblico: non ti stanno dicendo non fare questo non fare quest’altro, ti stanno dicendo dove lo puoi fare. Instagram in qualche modo non ti dice, per esempio: “non puoi farlo in assoluto, stai sbagliando” ma “questo non è lo spazio adatto a fare determinate cose, le puoi fare ma altrove”.

Per quanto riguarda me: non so se ho sovvertito, io ci tengo molto ai miei spazi privati quindi cerco anche di tutelarli in un qualche modo e di custodirli, cerco quindi di separare la sfera pubblica da quella privata. Quello che ho cercato di fare e che cerco di fare è di normalizzare il mio corpo e i miei desideri all’interno di una narrazione pubblica perchè non li vedo pericolosi o offensivi. Non solo i desideri di claudia ma tutte le persone desideranti, nello specifico che hanno desideri sessuali, mi piacerebbe che fossero accolti dalla società. Mi rendo conto che può essere molto disturbante soprattutto quando c’è un esplicitazione della sessualità: ad esempio, nel caso dell’esibizionismo, vedere due persone in uno spazio pubblico fare sesso è scioccante perchè non siamo abituati a vedere quella cosa perchè quella cosa ce la immaginiamo confinata in un determinato ambito che se non è la casa, la camera da letto è per esempio il club privè, il sex club dove è uno spazio pubblico però è privato perchè lì ci si va a fare quelle cose. Il mio tentativo è quello di destigmatizzare i corpi e di accogliere il fatto che siano desideranti e siano sessuali: noi siamo animali sessuali non solo per il fatto che abbiamo dei genitali con i quali intratteniamo dei rapporti sessuali ma perchè abbiamo dei desideri e degli istinti e non dobbiamo sopprimerli questi desideri e questi istinti, dobbiamo imparare ad ascoltarli, comprenderli, accoglierli, dialogarci sia noi in maniera introspettiva con noi stessi e noi stesse ma anche fra persone. Come possiamo dialogare con questi desideri; è da qui secondo me che nascono tutta una serie di fraintendimenti, mistificazioni, abusi, molestie. Diventa ingestibile poi arrivare ad una comprensione, a capire i desideri gli uni degli altri. Viviamo in maniera molto angosciante i desideri degli altri e quindi si crea questa bolla relazionale di “oh mio dio, cosa devo fare, quella persona mi attrae, mi piace, glielo comunico: se lo faccio sono troppo sfacciata, magari pensa che la sto oggettificando oppure se mi trattengo mi sento comunque una persona frustrata”. Secondo me è estremamente complicato: mi immagino un’ installazione di un’artista giapponese, alla biennale di venezia, dove la sala era piena di fili rossi tutti intrecciati con delle chiavi: noi siamo in una situazione del genere, una situazione intricata di fili, cavi, chiavi ed è difficilissimo comprendersi “si, c’è la chiave ma che cosa apre, a che cosa mi serve? Qua non ci sono porte tra l’altro..”. Secondo me il lavoro che potrebbe essere utile e necessario fare sarebbe quello di concepire e di fare uscire dal proprio spazio privato il proprio corpo e le sue intenzioni, anche e soprattutto sessuali, per trasferirlo in una scena pubblica non perchè quel corpo e quella persona vuole trasgredire le regole, fare un atto dimostrativo fine a se stesso, provocare le autorità ma per entrare in contatto con le altre persone

Claudia Ska del blog Agit Porn ” Forse non ho ben chiaro chi sono, ma so cosa sia agit-porn: il luogo in cui mi mostro senza veli e senza filtri in senso metaforico e letterale, dove allo stesso modo cerco di narrare corpi e sessualità. .”

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