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LA GUERRA PER GLI SPAZI È APPENA INIZIATA!

Come avevamo promesso l’1 ottobre oggi siamo tornat_ in Bolognina per puntare nuovamente il dito contro un modello di città e di università inaccessibile ed escludente. Abbiamo dimostrato con tutta la determinazione, la rabbia e la forza di chi ha voglia di essere protagonista dei cambiamenti della propria città che non chineremo la testa di fronte a quelle decisioni politiche ed economiche che non tengono mai conto delle nostre necessità e dei nostri desideri. Noi però non siamo qua per resistere, siamo qua per attaccare!

Attacchiamo The Student Hotel perché è l’emblema di come il profitto venga sempre prima del bisogno. Attacchiamo il comune perché al posto di affrontare l’emergenza abitativa ormai strutturale a Bologna, plaude alla speculazione e alle iniziative delle multinazionali. Attacchiamo l’UniBo perché invece che farsi garante del diritto allo studio esternalizza sempre di più questo compito ai privati.

Ph. Davide Blotta

In un momento di crisi pandemica – con posti dimezzati negli studentati, nelle aule studio, a lezione, con la mancanza totale di un servizio mensa e di trasporti adeguati alla nostra tutela, con la chiusura di tantissimi spazi fisici, di aggregazione, di confronto, di socialità – ciò di cui realmente abbiamo bisogno è spazio. La salute si tutela con l’autogestione e l’autorganizzazione, non può essere una scusa per toglierci sempre di più!

Oggi l’abbiam o dimostrato, non è delle briciole che ci accontentiamo. Se ciò di cui abbiamo bisogno e desideriamo non è accessibile a tutt_, ce lo andremo a prendere!

Ph. Michele Lapini

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La risignificazione dell’università parte da qui, parte da noi!

Ad un anno dall'evento che ha sconvolto le nostre esistenze e che ha messo in luce le contraddizioni latenti dei mondi che viviamo, ci ritroviamo ancora smarritə nella sofferenza cercando, a fatica, di continuare ad immaginare modi di vivere differenti che, nonostante la normalizzazione del dolore impostaci, riescano ad essere possibilità reali e non fantasie utopiche. L'università, uno di questi mondi, accantonata dal dibattito pubblico istituzionale è diventata per centinaia di migliaia di studentə, professorə, ricercatorə, dottorandə un non-luogo ancora più invivibile di quanto già non fosse prima della pandemia. L'ottica utilitarista e pienamente funzionale all'accesso al mondo del lavoro - a patto di eccellere e sgomitare - che l'universo formativo ha, non ha fatto che diventare ancora più palese. Ultima testimonianza di ciò sono le bozze di recovery plan messe in campo dal governo Conte e approvate dall'attuale governo Draghi. Ma l'Università è altro, l'università è tempo, è esistenze, è sete di socialità, di legami, di arricchimento. Ci chiediamo da mesi quali siano le modalità in cui poter risignificare anche con la pratica i luoghi universitari, il sapere, la conoscenza e la passione, continuando a tenere al primo posto la salute collettiva. Le risposte sono state fin da subito l'autogestione, l'autorganizzazione, l'autotutela, che combinandosi con i bisogni e i desideri delle soggettività che attraversano l'università creano spazi di possibilità, di azione, di bellezza. Per questo nasce, già sull'inizio dell'estate 2020, Piazza Studio Autogestita (https://cuabologna.it/2020/06/25/non-ci-accontentiamo-delle-briciole/), un modo di ritrovarsi, di confrontarsi di nuovo e di protestare per le ingiustizie subite fino ad allora, e che purtroppo non sono mai cessate, nonostante i lunghi mesi in cui momenti di agitazione, azione, iniziative in rettorato si sono susseguiti.

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