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Che succede? Dove sono i soldi?

“Bando di concorso per l’assegnazione di contributi a favore di studenti universitari in condizioni disagiate iscritti all’anno accademico 2019/2020”

Sul finire della scorsa stagione estiva, l’Alma Mater Studiorum di Bologna ha fatto uscire questo bando:  https://bandi.unibo.it/s/abis1/bando-di-concorso-per-l-assegnazione-di-contributi-a-favore-di-studenti-universitari-in-condizioni-disagiate-iscritti-all-anno-accademico-2019-2020, con il quale dichiarava di mettere a disposizione aiuti per le persone che durante la pandemia hanno subito un calo di reddito e si trovano in situazioni di difficoltà. “Ammirevole!” Si potrebbe pensare a sentirla così, quando purtroppo leggendo il testo del bando e scoprendo pian piano parametri e requisiti di merito, nonché la cifra messa a disposizione, il sorriso fiorito in volto alla notizia di un po’ di soldi per poter tirare avanti lascia spazio ad una smorfia di delusione (ancora una volta).
Infatti, scorrendo le pagine che spiegano le modalità e i parametri per poter richiedere cifre, comunque irrisorie, che variano dagli 800 ai 2000, per un totale di 640mila euro messi a disposizione su una complessità di 87.590 tra student*esse iscritt* all’Unibo, ci si rende conto di come questo sia l’ennesimo provvedimento che, più che aiutare realmente persone in difficoltà, sventola come una bandierina la presunta magnanimità dell’Università di Bologna. Non ci stanchiamo di ribadire che questa è la stessa università che, in barba a tutte le difficoltà del momento, non ha abbassato neanche di un centesimo le tasse universitarie durante quest’anno e non ha spostato di un’unità la soglia isee al di sotto della quale poter pagare meno tasse o non pagarle affatto.

Anche nel caso di questo bando, l’ottenimento dei cfu “necessari” rimane per UniBo una priorità. Ancora una volta la nostra università ignora i dati che la realtà ci pone e ci poneva già, ben prima del Covid-19: la maggior parte tra student*esse non può mantenersi solo studiando, ma per vivere dignitosamente ha bisogno di lavorare. Questi criteri di merito, finché il diritto allo studio non sarà davvero garantito e città e università non saranno realmente accessibili, sono quantomai carenti, è evidente. Oltre a ciò, per poter vincere tale bando, bisogna dimostrare e documentare un abbassamento di reddito avvenuto durante i mesi dell’esplosione dell’epidemia da covid19. Anche qui, compito piuttosto ingrato nel momento in cui molt* di noi si trovano a dover accettare di lavorare senza contratto o con contratti privi di garanzie, pur di guadagnare qualche soldo per potersi permettere di vivere e studiare in una città sempre più inaccessibile come quella di Bologna. Dimostrare ciò e riuscire a rientrare nei paletti posti dai parametri dell’Unibo, è affar nostro. Tuttavia, anche nel momento in cui si riuscisse ad essere tra coloro che riescono a dimostrare che hanno diritto (secondo l’Unibo) a tale aiuto economico, non è detto che questo aiuto arrivi.

Oltre al danno anche la beffa! È di qualche ora fa (circa quattro mesi dopo la scadenza del bando) la notizia di una mail che letteralmente liquida moltissime delle persone che avevano partecipato al bando di concorso. Con quale riga striminzita si informa sull’impossibilità di soddisfare tutte le domande ricevute, oppure si rimprovera la mancanza di un documento affinché la domanda risulti valida (a quale parte della documentazione mancante ci si riferisca… non è dato saperlo).

Che siano la quantità di cfu conseguiti, l’esistenza di contratti di lavoro o la sofferenza delle persone, i parametri sui quali l’Unibo si basa per decidere chi sia realmente bisognos* di aiuto non sono accettabili. Non è in questo modo che si garantisce il diritto allo studio ad un’intera comunità studentesca, che dopo un anno di tasse pagate inutilmente e corrisposte da una quasi totale assenza di servizi, ora è davvero ridotta allo stremo.

Non è il momento di tacere mentre di nuovo veniamo ignorat*, lasciat* indietro o liquidat* frettolosamente!
La nostra distanza fisica non può impedirci di far sentire la nostra voce collettiva! Lanciamo quindi un page bombing sulle pagine di Unibo, Er.go, Rettore e prorettori dell’Alma Mater Studiorum. Condividiamo gli screen dei messaggi che mandiamo, cosa dire è chiaro: “Unibo ed Ergo, il diritto allo studio non deve essere un lusso! Dateci i soldi”

#vogliamoisoldi #vogliamostudiare #dirittoallostudio #uniboedergocacciateisoldi

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