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Le monde est à nous

Tra mercificazione e militarizzazione, alla ricerca di spazi di autonomia

Da qualche tempo a questa parte, è come se un team di architetti stesse lavorando ininterrottamente per la progettazione di un nuovo modello di città.
Riuscire a segnare un inizio ufficiale di questo portentoso incarico è pressoché impossibile, ma di certo – come ci siamo già trovatə ad analizzare – la pandemia ha costituito un trampolino ideale per fare un “all in” sul progetto. Basta passeggiare un pomeriggio tra i portici per accorgersene: 1) architettonicamente un centro confezione come vera e propria attrazione tramite la creazione artificiosa di una sua immagine fissa, scandita per i colori rosso-giallo-arancione di quei portici ormai diventati “intoccalbili” e “imperituri” grazie al riconoscimento come patrimonio storico da parte dell’UNESCO. 2) socialmente si vedono piazze e strade principali diventate un tappeto di tavolini atto a imporre un prezzo per qualsiasi forma di socialità, con una prima periferia densa di lavori di “valorizzazione”, diventata anch’essa vera e proprio sede per l’estrazione di – come in realtà spiega lo stesso termine – valore.
Ma non è finita qui. Perché per ogni grande piano di aggiornamento urbano è necessario che vi sia un garante per la tutela di tale ambizioni. Si va quindi a contestualizzare l’opprimente panorama di militarizzazione che, una volta sedimentatasi con lo stato d’emergenza, strozza a sua discrezione qualsiaasi possibilità di vivere realmente questo contesto urbano.

In un clima del genere purtroppo non sorprende che la legittimità concessa alle forze dell’ordine conferisca loro il potere di sentirsi come sceriffi nel Far West, capaci di fare tutto ciò che vogliono, a procedere con fermi, arresti, minacce con spray al peperoncino, strattonamenti, spintoni e perfino pugni. Uno scenario, questo, realizzatosi nella notte tra sabato 19 febbraio e domenica 20 tra Piazza Scaravilli e Via Zamboni. Momenti che hanno lasciato lə studentə incredulə per l’efferatezza e l’insistenza con cui poliziotti e carabinieri hanno continuato per diverso tempo questi insensati tentativi di fermi e arresti. Il sadismo e la ferocia di alcuni elementi mandati nelle piazze a “gestire” (si legga pure “reprimere” se si vuole essere sincerə con se stessə e con la lettura della realtà) l’annosa questione della movida bolognese palesa la più grande incoerenza che questa città presenta: lə giovani ne sono il cardine – da un punto di vista economico e di immagine – ma anche la condanna, elementi da espellere dal centro, da relegare in ghetti predisposti ai margini della città e che all’occorrenza possono essere spaventatə e malmenatə se si permettono addirittura di passare una serata in piazza, piuttosto che sedutə al bar a far girare l’economia.

Ciò che lascia esterrefattə è il magistrale slalom che comune e questura intraprendono nei confronti della questione giovanile a Bologna: non unə studentə è statə interpellatə relativamente alle proprie condizioni di vita, rispetto al proprio malessere, alla propria precarietà (di lavoro o di salute fisica e psicologica), non unə studentə è statə presə in considerazione su quali siano le destinazioni dei fondi che l’Italia riceverà, non unə studentə è statə ascoltatə sulla sofferenza cui il sistema di ricatto economico e temporale dell’Università ci sottopone quotidianamente.
Come si suol dire, quando si indica la luna lo stolto guarderà al dito e sappiamo che così continuerà ad andare in quella che ha il coraggio di raccontarsi come la città più progressista d’Italia.

Da quindici anni contrapponiamo alle logiche mercificatrici di questa città, alla militarizzazione delle piazze, alla svendita dei nostri luoghi, alla marginalizzazione dellə studentə, alla loro ghettizzazione, un attraversamento differente, con iniziative autogestite, con le occupazioni, con i dibattiti in piazza, con le aule studio all’aperto in zona universitaria, con i momenti di espressione di arti e musiche, con le nostre rivendicazioni e le nostre voci.

La nostra città non è un crocevia di strade da riempire, ma un insieme di relazioni, interazioni, pulsioni, movimenti e il terremoto che distruggerà tavolini, camionette e vetrine arriverà presto!

La monde est à nous!

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