TIMELAPSE FESTIVAL

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TIMELAPSE FESTIVAL

9 Giugno @ 1:00 am - 11 Giugno @ 11:30 pm

 

#timelapse è una tecnica cinematografica nella quale la frequenza di cattura di ogni fotogramma è inferiore a quella di riproduzione; a causa di questa discrepanza il tempo, nel filmato, sembra scorrere più velocemente del normale.
Guardiamo all’ultimo anno delle nostre vite e quello che sentiamo è che questo tempo non ci è appartenuto. Un infinito appiattito in un secondo: intanto che lo vivevamo, ogni istante è stato una fatica, una sofferenza, ma ora ci ripensiamo e quello che vediamo è riassumibile in pochi attimi, i ricordi, le esperienze, la nostra vita si può sintetizzare in un timelapse. Il tempo che abbiamo perso, che ci hanno sottratto, non può esserci restituito, ma quello che abbiamo davanti, d’ora in poi, vogliamo riconquistarlo.

Quest’anno nasce #timelapse, festival della zona universitaria bolognese.
Torniamo ad attraversare le strade e le piazze della nostra città e le aule della nostra università riempiendole di contenuti altri, di saperi costruiti dal basso, riappropriandoci del significato che questi spazi hanno e devono avere per noi.
Siamo stanche di sottostare all’invisibilità a cui UniBo cerca di ridurci, già da prima della pandemia ma ora sempre di più. Siamo stanche di sottostare ai ritmi produttivi che ci vengono imposti, di vivere l’Università come un non-luogo composto solamente da esami, lezioni, svuotato del senso che invece ha una vita da studente universitarie a tuttotondo, fatta di esperienze che ora non ci è consentito vivere e di spazi che ora non ci è consentito attraversare.
Tutto quel mondo che l’Università per noi ha sempre rappresentato, con la pandemia è stato considerato sacrificabile. La nostra salute psicologica è stata considerata sacrificabile, il nostro benessere, non solo fisico, tutto ciò che non spostava l’ago della bilancia del profitto è stato considerato sacrificabile. Per noi però non lo è e non lo è mai stato, ed è anche per questo che sentiamo l’esigenza di restituire una nuova vitalità a questi spazi e ai nostri percorsi al loro interno.
Rifiutiamo il sapere che è reso merce, comprato e venduto in una costante competizione tra chi lo genera. Rifiutiamo la conoscenza che diventa competenza, utile e finalizzata. Rifiutiamo la normazione e la normalizzazione, desideriamo conquistare lo spazio per restituirlo ai saperi ribelli, controcorrente, costruiti dal basso ed in base alle nostre necessità.

Ciò che vogliamo è dare spazio a maestranze, studente, libraie, giocoliere, scrittrici, artiste, musiciste che in questo anno sono state dimenticate, abbandonate e insieme a loro le loro arti, i loro desideri, i loro tempi, i loro spazi, i loro bisogni. Essere voci e corpi in movimento, in strada, in piazza, in università.

Pensiamo che sia il momento di tornare ad attraversare la città in maniera differente: né nichilismo, né menefreghismo, ma neanche militarizzazione, chiusure e silenzi. Reimmaginarci e reimmaginare, a partire da noi, la zona universitaria si mostra sempre di più come un’impellenza non più rimandabile.

Ci riprendiamo il tempo e lo spazio!

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