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Editoriale

Non si può morire di norma!

Ogni suicida in questo mondo è un morto ammazzato dal sistema, e ci troviamo – ogni giorno di più- distruttə dalla consapevolezza che a morire è sempre la nostra gente. È il futuro che ci uccide, lo sfruttamento, la paura; è l’aspettativa che ci uccide, l’incasellamento, la conformità; è la …

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OGGI LO SPAZIO, DOMANI TUTTO

Dopo un mese di occupazione che ha portato alla nascita di SPLIT - Spazio Per Liberare Il Tempo, cogliamo l'occasione per riprendere un po' le fila dei possibili terreni di conflitto nel mondo dell'Università, partendo dalle molteplici esperienze di riappropriazione che si sono attivate in Italia nelle ultime settimane.

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INCHIESTA DALLA PIAZZA STUDIO AUTOGESTITA: PERCHE’ OCCUPIAMO

Con l’esperienza della Piazza Studio Autogestita abbiamo in tantə parlato di cosa sia l’Università e di come metterla a critica e soprattutto di cosa poter fare, organizzandoci, per scardinare le logiche vigenti, per rendere l’Università qualcosa dove poter discutere, dibattere, condividere e creare saperi nuovi senza alcun giudizio o imposizione, senza nessun ricatto economico basato sul tempo e le continue ansie che ne derivano, qualcosa che possa essere davvero accessibile a tuttə, sia a livello fisico che cybernetico e che sia una scelta e non un obbligo morale per formarsi al lavoro. Per porre il nostro primo attacco in questo campo di battaglia abbiamo quindi deciso di iniziare riprendendoci dello spazio, per riappropriarci oltre di questo anche del nostro tempo e poter vivere entrambi secondo le nostre necessità e i nostri desideri. Perciò la Piazza Studio Autogestita ha trovato una casa ed abbiamo occupato un plesso con dei giardini di proprietà di Unibo, dove poterci trovare, autogestire, confrontare e studiare assieme, nell’autotutela collettiva, al grido di “Quello che non ci date noi ce lo riprendiamo!” Così dalla Piazza Studio Autogestita e poi Occupata è nato SPLIT-Spazio Per Liberare Il Tempo, un luogo che non vuole chiudersi in se stesso, ma aprirsi alla comunità studentesca ed essere fucina di idee ed iniziative, per espandere orizzonti e mobilitazioni e riprenderci lo spazio, il tempo e i soldi che ci sono stati sottratti. Time Lapse, la campagna per la liberazione del nostro tempo, di cui l'occupazione è solo una tappa è solo all'inizio, vogliamo tutto!

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VOGLIAMO ANCHE LE ROSE!

Didattica a distanza tra necessità e desiderio Da un anno a questa parte ci siamo trovatə totalmente immersə nella crisi economico-sanitaria causata dalla pandemia in corso. Come universitariə ci siamo ritrovatə a fare i conti con un nuovo strumento, che inizialmente doveva essere provvisorio ma che ora sta diventando sempre …

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Si consuma l’ultimo rumore

"Il passato è perso!". Con queste parole, appena un anno fa, analizzavamo il radicale stravolgimento che stava per investire l'esistenza umana. Dall'intimità delle nostre case alla possibilità di relazione col mondo, siamo stat catapultat in un "presente senza tempo" chiamato pandemia, costrett alla creazione di una nuova e precaria routine capace di sopportare repentine metamorfosi. A Bologna, questa eruzione magmatica ha sicuramente sovrastato le reliquie della vecchia normalità che le si ponevano davanti, scorrendo però in canali di fattura ben più antica rispetto allo scorso marzo, inscrivendosi in tendenze già individuabili nella realtà pre-covid. Anzi, si potrebbe dire che in fin dei conti il virus abbia realizzato i sogni più agognati dalle schiere di benpensanti: una zona universitaria letteralmente spoglia e deserta, snaturata, priva di quel suo calore esuberante, moribonda, in cui ormai il marmo vuoto dei portici riecheggia della socialità che un tempo lo attraversava. Non si può certamente negare quanto la crisi economico-sanitaria abbia influito nella nuova conformazione delle nostre vite, ma bisogna essere sinceri e riconoscere i giusti meriti a tutti gli altri attori - da sempre - in campo nella partita per la città, che con gran ingegno hanno saputo sfruttare al meglio l'occasione fornita dalla tragedia pandemica. A colpi di burocrazia, le varie amministrazioni sono riuscite ad ottenere il passaggio semantico su cui da tempo lavoravano, ovvero la traslazione da "zona universitaria" (quindi della comunità studentesca con la sua essenza fortemente meticcia) a "zona dell'università" (quindi dell'istituzione in sé e per sé). Una differenza tanto formale quanto sostanziale, capace di fare inaridire quelle strade un tempo rigogliose di vita, fino a renderle calpestabili esclusivamente se necessario, cioè per prendere un libro in prestito, o per studiare in biblioteca, o per andare seguire una lezione in presenza. Un velo intinto di utilitarismo e cloroformio ricopre via Zamboni, preservandone il torpore.

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Tenendo il punto, un anno dopo.

E' ormai trascorso un anno da quando, nella culla del poi tanto disprezzato 2020, iniziò a farsi spazio con prepotenza il termine che di lì a poco avrebbe condizionato egemonicamente le nostre vite, almeno fino ad oggi. Una definizione che per molti prima di allora era relegata alla più totale astrattezza semantica, costituendo o il sottoparagrafo di qualche capitolo nel manuale di storia del liceo, o un pericolo avvertito come estraneo e distante dalla narrazione post-coloniale dei media europei, o il possibile impianto scenico per un racconto distopico firmato Philip Dick. Ma la frenetica successione degli eventi di gennaio/febbraio ha reso "pandemia" la parola-chiave per decifrare qualsiasi frammento di questo presente.

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SPACE WARS – La vendetta del Covid

“Ci risiamo!” si potrebbe affermare, guardando in faccia la drammaticità di questi giorni. Quel sogno di ritrovata vita che l’estate aveva introiettato nei nostri cuori, si scopre essere spazzato via da un novembre ormai in arrivo, che con durezza ci costringe all’urgenza di riaprire gli occhi. In questi mesi di …

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