“Faster, pussycat! Kill! Kill!” presentazione di Zapruder n.50

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“Faster, pussycat! Kill! Kill!” presentazione di Zapruder n.50

19 Febbraio @ 7:30 pm - 11:00 pm

 

Laboratorio Cybilla presenta:

Presentazione del nuovo numero (n.50) della redazione in movimento di Zapruder

“Faster, pussycat!
Kill! Kill!”

con Ilenia Rossini (curatrice del numero) e Xenia Chiaramonte (giurista e sociologa del diritto)

 

Difficilmente la donna e la sua rappresentazione può attingere ad un immaginario che la raffiguri come un soggetto in grado e legittimato ad agire la violenza.
Sin dall’antichità la contrapposizione binaria tra i generi maschile e femminile ha fatto si che dato parallelismo diventasse uno stigma, il quale, con forza ed intensità, preclude al soggetto femminile, e a tutti quei soggetti fuori norma, l’utilizzo della violenza.
Le donne nella loro socializzazione hanno sempre dovuto affrontare quella che è una loro prerogativa di genere: il compimento della riproduzione sociale le definisce come uniche portatrici di vita, condannandole a subire una continua violenza, agita in tutti gli ambiti della società (politici, sociali, intimi, lavorativi, economici) e relegandole alla posizione di soggetti subalterni, deboli, inoffensivi, su cui poter esercitare con prepotenza quello che è il potere patriarcale.

Questo numero si pone l’obiettivo di indagare e di rileggere in senso complessivo la capacità delle donne di agire la violenza: una capacità nelle vesti di scelta, libera e consapevole, di autodeterminazione da parte di tutte quelle donne che, nel corso della storia, hanno voluto ribellarsi al patriarcato e alla società eteronormata.
In quale immaginario si radicano per poi potersi riprodurre con una potenza pragmatica tanto forte e quotidiana quelle dicotomie per cui un uomo è naturalmente predisposto all’utilizzo della violenza mentre la donna può rivestire solo il ruolo di vittima, come se il subire violenza la escludesse automaticamente dall’agirla o dal poter essere anche una carnefice?
Una costruzione che fin dall’epoca greca-romana ha generato miti e narrazioni dove la figura femminile che agiva in maniera violenta e consapevole ha incarnato diverse vesti: dal mostro, alla donna virago e infanticida. Mai legittimate e capite dalla società, emarginate per la loro alterità.
E’ il caso di Medusa, Clitennestra e Medea.
Il personaggio femminile violento forse più conosciuto è Medea, straniera e infanticida, outcast per eccellenza. La figura di Medea ben rappresenta la tensione che si concentra all’interno della sfera riproduttiva fra l’imperativo della riproduzione sociale del marito tramite la perpetuazione della stirpe e il desiderio di autodeterminazione delle donne. Questa contraddizione si risolve nel gesto estremo dell’infanticidio, commesso con lucida consapevolezza come conseguenza ineluttabile della misoginia sistemica della società greca, che considera le donne «le creature tra tutte meno capaci di gesti nobili, ed espertissime artefici di ogni maleficio». Dilaniata dall’impossibilità di sfuggire al destino che le assegna la società, soggiogata all’interno di uno scambio sessuale e affettivo che le impone la cura dei figli e della casa, Medea si sottrae con gli strumenti che il suo corpo di donna le dà, tra i quali la scelta, deliberata, di uccidere i propri figli. Lei stessa è consapevole del suo ruolo necessario alla sopravvivenza della casa, e afferma: «Maledetti voi, figli di una madre odiosa, possiate crepare insieme con vostro padre, e tutta la casa crolli con voi!»9. Medea colpisce consapevolmente al cuore la riproduzione domestica in un atto quasi di sabotaggio, e la tragedia si chiude con la sua risata sguaiata mentre fugge sul carro del sole.” (Gaia de Luca, rilettura delle donne violente nell’antichità, “Non una sberla di meno. Clitennestra, Medea e le altre”).
In questo splendido numero, di una potenza dirompente, troveremo testimonianze, narrazioni, voci e immagini di donne che hanno voluto rovesciare un imperativo e riconquistarsi una propria autonomia, coltivando la loro capacità di reagire e di agire per liberare sé stesse e le loro sorelle e i loro fratelli. Donne rivoluzionarie, donne guerriere, militanti, al fronte, sulle montagne: non solo donne che imbracciano materialmente le armi ma tutte coloro che fanno della ribellione la loro strada quotidiana. Tra le tante narrazioni nel numero troviamo anche le parole di Nicoletta Dosio (storica militante no tav, a cui và tutta la nostra solidarietà in quanto sottoposta a regime di detenzione https://www.infoaut.org/no-tavbeni-comuni/nicoletta-dosio-contro-l-ingiustizia-del-potere-la-resistenza-e-un-dovere ), accompagnano le immagini di Luca Perino e Diego Fulchieri che ritraggono la resistenza e il protagonismo delle donne in Val Susa, contro la devastazione della loro terra.
Donne che hanno imposto al mondo che la loro voce venisse ascoltata e che il loro corpo potesse non essere più relegato a subire soprusi ma che finalmente potesse riappropriarsi di un diritto: quello di esercitare violenza

> Xenia Chiaramonte (Palermo, 1987) si è formata all’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, dove ha conseguito il dottorato in Law and Society nel 2017. Ha frequentato il master in Sociologia giuridica a Oñati e svolto attività di ricerca presso il Centre for the Study of Law and Society della UC Berkeley. Insegna al master in Criminologia critica delle Università di Bologna e Padova ed è redattrice online di “Studi sulla questione criminale”. Dirige la collana HÓrisma presso la casa editrice Ledizioni per la quale ha curato il volume collettaneo Violenza politica. Una ridefinizione del concetto oltre la depoliticizzazione (2018) insieme ad Alessandro Senaldi. Questa è la sua prima monografia, frutto degli anni di ricerca dottorale.

Dettagli

Data:
19 Febbraio
Ora:
7:30 pm - 11:00 pm
Categoria Evento:
Tag Evento:
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Sito web:
http://storieinmovimento.org/zapruder/

Luogo

Via Zamboni, 38
Via Zamboni, 38
Bologna, Italia, Bologna 40126 Italia
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