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“Ida” di Katharina Adler

“Ida” è un romanzo biografico che racconta abilmente la storia di Ida, che sotto lo pseudonimo di “Dora” è uno dei casi più famosi tra quelli analizzati e pubblicati da Freud. Questo libro volge lo sguardo alla sensibilità della protagonista e ne racconta la biografia dandole una voce propria, che emerge anche e soprattutto nel contrasto all’analisi del “dottore”. Attraverso un intreccio temporale abilissimo, l’autrice ricostruisce un pezzo alla volta la vita, i dolori, i traumi, le esperienze e le sensazioni di una donna, bambina, adolescente, anziana ripercorrendo la sua storia, per oltre metà dell’opera senza seguire alcuna linea temporale. Quello che colpisce, oltre alla scrittura travolgente e al ricomporsi complesso del puzzle di un’intera esistenza, è l’intensità che l’autrice riesce a dare alla voce di Ida.

Ida viene costretta a divenire paziente di Freud per curare quella che viene definita “isteria”, una lunga serie di sintomi fisici che hanno origine nella sua psiche, dal suo vissuto, dai suoi traumi. Ida nasce in una famiglia ebrea nella seconda metà dell’Ottocento in Austria, crescerà al fianco di un fratello che poi diventerà importante esponente della socialdemocrazia austriaca, e questo la porterà ad emigrare prima in Francia e poi negli Stati Uniti nel contesto della Seconda Guerra Mondiale. Anche questa parte della sua vita viene raccontata e vissuta con trasporto dal lettore, dopo che l’autrice ripristina un ordine cronologico al racconto, nella parte del libro “post-Freud”.

Questo romanzo si articola in modo molto interessante, nelle sue prime parti, seguendo le vicende travagliate di una bambina, ragazzina, giovane donna, seguendo strettamente il suo punto di vista e la sua interpretazione degli avvenimenti, anche gravi, che la segnano durante la sua crescita e maturazione. In una storia di abusi subiti, tradimenti intuiti, litigi e atti di ribellione all’interno di una famiglia “in cui si era disposti a sopportare tutto, bastava non turbare la pace”, Ida è un personaggio incapace di accettare le catene patriarcali che le vengono imposte da ogni parte ma che non riesce a riconoscere, è una donna che con grande forza sceglie di prendersi cura di sé, da sola, ma non riesce a risollevarsi mai del tutto da quella somatizzazione del dolore che la segnerà per tutta la sua esistenza. Ida vive la sua adolescenza strattonata in mezzo a situazioni ambigue che non ha gli strumenti per leggere e comprendere fino in fondo, amareggiata e arrabbiata perché tutte le figure di riferimento che ha intorno non le prestano ascolto o si limitano a ignorare la sua sofferenza interiore, guardando solo ai suoi malesseri fisici.

Ida è ancora molto giovane quando riceve le avance di un amico di famiglia, marito dell’amante del padre, che lei con forza rifiuta e denuncia, rimanendo però inascoltata, non ricevendo nemmeno la solidarietà e la complicità degli altri personaggi femminili. Per quanto riguarda la storia degli abusi subiti e del trauma che essi provocano nella giovane donna, la parte del libro senza dubbio più interessante è quella che riporta moltissime conversazioni avute con il “dottore” durante il suo periodo di “cura”: attraverso un metodo ancora affatto consolidato, Freud ripercorre insieme a lei le vicende della sua vita legandole al suo amore edipico per il padre, al conflitto/competizione con la madre e l’amante del padre, all’amore mai esplicitamente espresso, ma secondo lui lasciato intendere, per il marito dell’amante del padre. Quello che Freud fa, e a cui Ida si ribella, è responsabilizzare lei (o meglio, il suo inconscio e dunque lei) degli abusi che subisce: nelle pagine che parlano delle sedute con il “dottore”, in quell’aria pesante di sigaro, sdraiata su un divanetto con quella strana figura alle sue spalle, Ida subisce una nuova violenza, una sovradeterminazione agita da un uomo che in quel momento esercita tutto il suo potere nel convincerla di non aver subito nulla, complicando qualcosa che per quanto impossibile da accettare e da rimuovere, per lei era sempre stato semplice e lineare. Per quanto giovane, inesperta, plasmata da una società fortemente patriarcale, Ida riconosce, teme e denuncia l’abuso che ha subito: nessuno la ascolta, e quando infine lei si illude di riuscire ad essere ascoltata, chi l’ascolta cerca di annullare la sua autodeterminazione e la potenza del suo rifiuto. Questo porterà Ida a rifiutare, pur senza una completa consapevolezza, la “cura” di Freud alla sua “isteria”, e deciderà di affrontare da sola il peso dei traumi che la segnano e che, anche se come sempre più leggeri fantasmi, l’accompagneranno fino alla fine della sua vita.

Questo romanzo dà voce ad una donna che, figlia del suo tempo, riesce in qualche modo ad opporvi un rifiuto. Dà voce ad una donna la cui storia è stata, più di tutte, raccontata da una voce maschile incapace di comprenderla e incapace di rispettarla nella sua autodeterminazione. Dà voce ad una donna segnata dalla società patriarcale ma, in parte anche inconsciamente forse, ribelle ad essa. Dà voce a quella sua rabbia e quel suo dolore che in vita non erano mai stati ascoltati.
Ma soprattutto dà voce al suo “no”.

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