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La risignificazione dell’università parte da qui, parte da noi!

Ad un anno dall’evento che ha sconvolto le nostre esistenze e che ha messo in luce le contraddizioni latenti dei mondi che viviamo, ci ritroviamo ancora smarritə nella sofferenza cercando, a fatica, di continuare ad immaginare modi di vivere differenti che, nonostante la normalizzazione del dolore impostaci, riescano ad essere possibilità reali e non fantasie utopiche. L’università, uno di questi mondi, accantonata dal dibattito pubblico istituzionale è diventata per centinaia di migliaia di studentə, professorə, ricercatorə, dottorandə un non-luogo ancora più invivibile di quanto già non fosse prima della pandemia. L’ottica utilitarista e pienamente funzionale all’accesso al mondo del lavoro – a patto di eccellere e sgomitare – che l’universo formativo ha, non ha fatto che diventare ancora più palese. Ultima testimonianza di ciò sono le bozze di recovery plan messe in campo dal governo Conte e approvate dall’attuale governo Draghi. Ma l’Università è altro, l’università è tempo, è esistenze, è sete di socialità, di legami, di arricchimento. Ci chiediamo da mesi quali siano le modalità in cui poter risignificare anche con la pratica i luoghi universitari, il sapere, la conoscenza e la passione, continuando a tenere al primo posto la salute collettiva. Le risposte sono state fin da subito l’autogestione, l’autorganizzazione, l’autotutela, che combinandosi con i bisogni e i desideri delle soggettività che attraversano l’università creano spazi di possibilità, di azione, di bellezza.
Per questo nasce, già sull’inizio dell’estate 2020, Piazza Studio Autogestita (https://cuabologna.it/2020/06/25/non-ci-accontentiamo-delle-briciole/), un modo di ritrovarsi, di confrontarsi di nuovo e di protestare per le ingiustizie subite fino ad allora, e che purtroppo non sono mai cessate, nonostante i lunghi mesi in cui momenti di agitazione, azione, iniziative in rettorato si sono susseguiti.

L’assenza di ascolto delle esigenze della comunità studentesca da parte delle elite universitarie diventa mese dopo mese più assordante, più dolorosa. Per questo siamo ancora in strada, adesso autogestendo Piazza Verdi, da sempre luogo simbolo della “zona uni”.
Stavolta, per risignificare questo luogo con i nostri corpi e con le nostre rivendicazioni abbiamo voluto costruire momenti differenti di vivere la lezione universitaria: “Lezioni in Piazza Studio Autogestita”, un ciclo di iniziative ancora da immaginare e da costruire proprio a partire dal modo differente di attraversare Via Zamboni: nè militarizzazione, nè menefreghismo, ma voglia di stare insieme nell’autotutela collettiva. Stiamo dimostrando, insieme aə professorə che con noi hanno deciso di usare questa pratica, che si può vivere l’università, anche in tempo di pandemia.
Rivedersi significa per noi cospirare, respirare insieme e della sofferenza farne rabbia. Partire da ciò che non va per ripensare l’università che vogliamo, che deve essere.

Vogliamo un’università libera dai ricatti temporali ed esistenziali dei cfu e che metta da parte la logica del calcolo delle tasse a partire dall’isee familiare dei due anni precedenti.
Vogliamo un’università in cui le borse di studio non diventino motivo di ansie, stress e nel peggiore dei casi di morte.
Vogliamo un’università in cui se viene aperto un bando covid per aiutare le persone in difficoltà, questo non sia una finta soluzione di facciata, ma una possibilità reale per tuttə.
Vogliamo un’università che non pretenda il pagamento di tasse esorbitanti, dimezzando o annullando i servizi offerti.
Vogliamo un’università che non usi più la salute e la pandemia come scusa per chiudere spazi e azzerare possibilità di confronto e apertura, ma che tramite strumenti di allargamento come può essere la dad riesca a connetterci realmente, e non dividerci sulla base del reddito e delle possibilità di vivere o meno nelle città in cui abbiamo deciso di studiare e mettere radici.
Vogliamo un’università che non metta costantemente a valore il nostro sapere o che tenda a normare i nostri comportamenti e i nostri corpi.
Vogliamo un’università che sia costruita a partire da noi, dai nostri tempi, dai nostri sogni, dai nostri desideri.

Dopo la prima Lezione in Piazza Studio Autogestita “Politiche del confine #1” con Michele Lapini (fotoreporter) e Sandro Mezzadra (docente Unibo) di ieri 23/02, sono già fissate altre giornate di Lezioni in Piazza Studio Autogestita:
Mercoledì 03/03 “Insegnare (e vivere) ai tempi del coronavirus – ‘Cinque scene e cinque punti sulla didattica a distanza’ #2” con Federico Bertoni (docente Unibo)
Venerdì 05/03 “Critica femminista e riproduzione sociale: le relazioni di potere nella società neoliberale #3” con Paola Rudan (docente Unibo)
A breve info sulle Piazze studio di settimana prossima!

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TIME IS OVER

Eccoci giunt alla quarta edizione di Piazza Studio Autogestita. Dalla prima volta che abbiamo messo in campo questo esperimento è passato quasi un anno, un anno in cui richieste, sogni, desideri e bisogni di student sono stati totalmente ignorati, sempre nel nome della produttività della nostra università, sempre nel nome della competitività che caratterizza Unibo, e più in generale l’ambiente accademico.

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