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DI LAVORO SI MUORE

È l’ottobre del 2013, arriva tombale la condanna dell’OCSE, l’ “Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione economica, i dati parlano chiaro, l’Italia sarebbe un paese di inoccupabili, mancano le conoscenze minime per poter vivere il mondo del lavoro, parole che allarmano chiunque, tra cui l’allora ministro del lavoro per il governo di Enrico Letta, Enrico Giovannini, tra i primi a mostrare preoccupazione e a cercare una soluzione, non possiamo essere gli ultimi in Europa per “competenze”, parola che ritornerà spesso nel dibattito pubblico, quasi come se fosse un mantra.

Nel 2015, a dominare il dibattito pubblico, ci sarà la famosa “alternanza scuola-lavoro”, spacciata come unica soluzione al problema delle poche “competenze”. Entra in vigore nel 2015, sotto il governo Renzi, legge 107 della Buona Scuola, prevede 400 ore, spalmate nel corso del triennio, per chi frequentava istituti tecnici e professionali, 200 per chi frequenta il liceo.

Finalmente giunge a compimento il processo di apparente inarrestabile neoliberalizzazione della scuola, luogo già di per sé di riproduzione del sistema, funzionale a disciplinamento, a gerarchizzazione, a naturalizzazione dello sfruttamento. Il tassello mancante che completa il puzzle di quello che è l’imperativo del lavoro, in questo caso non salariato: studi per lavorare, lavori per poter stare al mondo – altrimenti non sei nessunə – in altre parole vivi per lavorare, ma troppo spesso, purtroppo, muori per lavorare.

Non c’è alcuna sicurezza nel lavoro, nella produzione, nella riproduzione del modello di vita, di mondo, di rapporti che – attraverso la scuola prima e l’Università poi – ci vengono insegnati.

Ieri, Lorenzo, ragazzo di 18 anni, è morto colpito da una putrella, mentre montava un macchinario, durante il suo ultimo giorno.
Immediata la relazione del mondo politico, tra le lacrime di coccodrillo di Deborah Serracchiani, PD, tra coloro che avevano votato a favore, il ministro dell’istruzione Bianchi, davanti alla brutalità e violenza dell’episodio, non cede di un passo, l’alternanza resta un’esperienza di vita.
L’alternanza riflette in toto l’orrore del mondo del lavoro, il cui apice sono gli incidenti e le morti, alla cui base c’è tanto sfruttamento, spesso legalizzato, proprio come in questo caso.

Non c’è nulla da salvare, nulla da difendere di scuole e università che educano al lavoro, alla precarietà, alla morte come corso naturale delle cose, allo studio solo come mezzo per raggiungere il livello più alto, a costo di sgomitare, a costo di lasciare indietro qualcunə.

Col cuore carico di rabbia e dolore, davanti all’ennesima morte sul lavoro, una tragedia che sembra essere senza fine, a chi è responsabile e complice, a chi per anni, con riforme reazionarie, ha proposto e poi trasformato in realtà un modello che fa dello sfruttamento il suo fulcro, alla classe politica tutta, diciamo “PAGHERETE CARO, PAGHERETE TUTTO!”

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