Home / Altro / Testimonianza di D. – SPACEWARS

Testimonianza di D. – SPACEWARS

Segue la testimonianza di D., studente Unibo arrivato in città per frequentare una magistrale e che si è trovato costretto ad affrontare situazioni difficili e paradossali come tanti studenti e tante studentesse arrivat per studiare.


Da anni la città di Bologna ha visto un aumento consistente del costo della vita: da quello dei trasporti pubblici nonostante i servizi siano spesso di livello basso o quasi inesistenti fino agli affitti, passando anche per cose basilari per la sopravvivenza come la spesa.
A fronte di un aumento vertiginoso come questo però le borse di studio per aiutare gli studenti e le studentesse non sono aumentate, creando cosi la situazione in cui tolte tutte le spese quotidiane rimangono solo pochi spiccioli che permettono una vita in cui non si può fare altro che studiare e compiere il tragitto da casa all’università e viceversa.
In tantissim si sono visti costrett a cercarsi un lavoro per potersi permettere anche qualche svago oltre alla solita alienante routine; parliamo di piccoli lavoretti per arrotondare, la maggioranza delle volte con contratti inaccettabili o totalmente in nero, quindi senza nessun diritto o alcun tipo di assicurazione.
Con l’arrivo del covid ovviamente questi lavori sono andati persi, e chi faceva affidamento su essi per vivere si è trovato senza nessun tipo di entrata e nessun tipo di aiuto sostanziale.
I lavori fatti da tanti e tanti inoltre in prevalenza erano nei settori più colpiti da questa crisi economica e sanitaria e abbandonati dallo Stato, come il settore della cultura o dello spettacolo, o quello della ristorazione.
Nonostante quindi la perdita del lavoro da parte di tanti e tante e le difficoltà economiche che anche le famiglie di studenti e studentesse hanno vissuto non potendo più aiutare economicamente, l’università non ha abbassato le tasse, non ha diminuito i CFU necessari per le borse di studio e non ha abbassato la soglia isee per la no tax area, calcolando addirittura per l’anno accademico 2020/2021 l’isee di 2 anni fa, ovviamente per nulla rappresentativo in molte della situazione attuale.
Qualcun forse si sarebbe aspettato che almeno i servizi siano rimasti invariati o addirittura aumentati, e invece no.
I servizi sono sempre meno e sempre più scadenti: uffici che non rispondono creando situazioni di confusione, aule studio con un solo igienizzante e spesso sporche, pochi spazi per studiare, nessun aiuto per chi magari un computer e una connessione per seguire la dad non se li può permettere.
Un confusione senza precedenti, che ha portato a svariati errori come tasse da pagare non segnalate o more spuntate senza alcun avvertimento.
Questa è quindi l’esperienza di D. , il quale si è trovato a vivere praticamente tutti questi problemi insieme nei suoi due anni qui a Bologna da studente.

“La mia esperienza a Bologna comincia nel 2018, quando mi sono iscritto ad un corso di laurea magistrale, con la certezza di rientrare sia nei parametri per ottenere la borsa di studio come studente indipendente sia per la no tax area, pensando quindi che avrei avuto tutto il tempo per studiare e per svagarmi.
Arrivato a Bologna però mi sono scontrato con il costo della vita giornaliera: parliamo di tutte quelle cose che rientrano nel vissuto quotidiano come la spesa, la birra con gli amici o ordinare una pizza.
Io percepivo 5.100 euro circa l’anno ed ero esonerato dalle tasse, ma tolte tutte le spese fisse come l’affitto, quello che mi rimaneva era davvero poco.
Essere studente non vuol dire solo studiare, ma bisognerebbe anche poter vivere un vita serena in cui ogni tanto potersi permettere uno svago, e questo era quasi impossibile.
Mi sono sono reso conto che era necessario trovare un lavoro per potermi permettere di uscire di casa a passarmi il tempo o conoscere gente nuova.”

“Ho cosi iniziato a lavorare con una cooperativa di promoter presso centri commerciali e negozi di categoria.
La paga minima era abbastanza dignitosa e di conseguenza i primi tempi, una volta che mi sono abituato ai pagamenti a 60 giorni, è andata abbastanza bene.
Nel 2019 le richieste piano piano sono calate e cosi ho ampliato il mio raggio lavorativo con le agenzie e le cooperative, lavorando oltre che come promoter anche come steward o piantone per manifestazioni pubbliche e private.
Il mio lavoro si è interrotto intorno alla metà di febbraio 2020 con l’arrivo del covid.
I lavori sono diminuiti di colpo e tutti i contratti dopo qualche incertezza ad aprile sono decaduti, senza ovviamente aver ottenuto nessun tipo di indennizzo.”

“Nel frattempo ho avuto dei problemi con la borsa di studio, la quale mi è decaduta poichè io non rispettavo la status di studente indipendente a causa del fatto che non rispettavo 1 dei 2 requisiti, il quale dice che per essere riconosciuto tale devi dichiarare un utile netto nell’anno solare di almeno 6500 euro. Mi sono quindi trovato nella situazione paradossale di essere troppo povero per ottenere l’aiuto economico dell’università.
Ero in un momento di grande difficoltà, poiché avendo perso l’entrata economica della borsa di studio avrei dovuto lavorare di piu, ma dall’altro lato ero anche all’ultimo anno e dovevo pensare agi esami e alla tesi.
Nello stesso momento inoltre anche i miei genitori si trovavano in difficoltà economiche, quindi io sono rimasto senza aiuti dall’università, senza lavoro e senza un aiuto economico sufficiente da parte della mia famiglia.”

“A luglio ho percepito il primo mese di reddito di emergenza poiché il mio Isee era inferiore ai 15 mila euro essendo io parte di un nucleo famigliare che comprende solo una persona, ovvero me stesso.
Ho percepito quindi 400 euro per alcuni mesi.
A settembre ho ricominciato a lavorare con le agenzie e le cooperative fino a ottobre, dopodichè nonostante avessi la possibilità di lavorare ancora qualche altro giorno prima dell’inasprimento delle restrizioni con i vari dpcm che hanno bloccato gli eventi ho rifiutato, poichè dovevo scrivere la tesi.
Qualche lavoro si poteva anche trovare nei settori che non riguardavano gli eventi, ma vi erano troppe poche richieste e troppo specifiche, poiché veniva richiesto ad esempio un “abbigliamento tecnico” molto costoso che si doveva procurare il lavoratore, rendendo il guadagno netto tolta questa spesa molto molto basso rispetto alle ore di lavoro.
Ora con il lavoro sono fermo perché nonostante abbia provato a contattare le cooperative non ci sono lavori e aspetto di capire se avrò ancora diritto al reddito d’emergenza a gennaio.”

“Come detto prima, il mio primo anno avevo accesso ad una borsa di studio a causa del mio reddito basso, ma ho percepito l’ultima rata a gennaio 2019, a seguito non me l’hanno riconfermata. Mi è durata solamente il primo anno (ho impiegato due anni a laurearmi).
I bandi che hanno fatto per il covid, gli aiuti (fino a 2000 euro) avevano dei requisiti che il 90% degli studenti lavoratori non potevano e non possono soddisfare, cioè un contratto “dignitoso” che offra delle reali garanzie, delle forme contrattuali che permettessero di dichiarare una reale perdita durante questa fase. Ovviamente questa condizione non esiste per la maggior parte degli studenti e delle studentesse, che di solito si trovano lavoretti spesso in nero o con contratti miseri senza alcuna forma di garanzia.”

“Per quanto riguarda le tasse universitarie, anche lì ci sono stati parecchi problemi. Per me la questione “tasse” si è aperta (ed è diventata problematica) a settembre 2019, quando mi arrivò una mail che mi informava dell’uscita delle graduatorie e del fatto che non ero idoneo alla borsa di studio. Dopo varie telefonate e messaggi ad Er.Go sono riuscito ad avere spiegazioni, non risultavo studente indipendente perché ero 600 euro sotto la soglia di reddito annuo necessario a dimostrarmi tale (6500, io ne ho fatti 5900). Il mio problema è stato anche il fatto che, essendo stato convinto fino all’ultimo di poter presentare il mio isee e non quello della mia famiglia, ero stato rassicurato sul fatto che avrei comunque avuto accesso alla NO TAX area: quando feci la richiesta per la laurea, scoprii invece che avrei dovuto pagare le tasse arretrate di 2550 euro (riferite all’anno accademico 2019-2200), più 150 euro di mora, perché – non avendo presentato l’isee dei miei genitori – non potevo avere nemmeno l’esenzione dalle tasse.
Non c’era assolutamente alcun modo di mettersi realmente in comunicazione con degli uffici di Er.go per ricevere risposte reali e concrete attraverso un contatto umano alle problematiche che stavo affrontando; sostanzialmente dovevo pagare e non avevo modo di dimostrare che c’erano stati degli errori anche da parte dell’ufficio stesso nel presentarmi le mie possibilità. Inoltre la tassa da pagare, fino a quel momento, non compariva su studenti online, non mi era stata notificata tramite mail né nulla di simile. Non avrei, prima della richiesta di laurea, nemmeno potuto sapere di dover pagare questa tassa, a maggior ragione proprio per le informazioni che mi erano state date: oltre a questo chiaramente ho dovuto pagare anche le more.
Oltre a tutti questi problemi, per me il paradosso più grande rimane il fatto che per dimostrarmi indipendente dalla mia famiglia avrei dovuto presentare un’isee di 6500 euro e sono bastate poche centinaia di euro in meno a sancire che non ero indipendente, quello è il paradosso.
Ora io sto provando a fare ricorso, non riesco ad accettare che sia questa la normalità.”

Leggi anche:

La risignificazione dell’università parte da qui, parte da noi!

Ad un anno dall'evento che ha sconvolto le nostre esistenze e che ha messo in luce le contraddizioni latenti dei mondi che viviamo, ci ritroviamo ancora smarritə nella sofferenza cercando, a fatica, di continuare ad immaginare modi di vivere differenti che, nonostante la normalizzazione del dolore impostaci, riescano ad essere possibilità reali e non fantasie utopiche. L'università, uno di questi mondi, accantonata dal dibattito pubblico istituzionale è diventata per centinaia di migliaia di studentə, professorə, ricercatorə, dottorandə un non-luogo ancora più invivibile di quanto già non fosse prima della pandemia. L'ottica utilitarista e pienamente funzionale all'accesso al mondo del lavoro - a patto di eccellere e sgomitare - che l'universo formativo ha, non ha fatto che diventare ancora più palese. Ultima testimonianza di ciò sono le bozze di recovery plan messe in campo dal governo Conte e approvate dall'attuale governo Draghi. Ma l'Università è altro, l'università è tempo, è esistenze, è sete di socialità, di legami, di arricchimento. Ci chiediamo da mesi quali siano le modalità in cui poter risignificare anche con la pratica i luoghi universitari, il sapere, la conoscenza e la passione, continuando a tenere al primo posto la salute collettiva. Le risposte sono state fin da subito l'autogestione, l'autorganizzazione, l'autotutela, che combinandosi con i bisogni e i desideri delle soggettività che attraversano l'università creano spazi di possibilità, di azione, di bellezza. Per questo nasce, già sull'inizio dell'estate 2020, Piazza Studio Autogestita (https://cuabologna.it/2020/06/25/non-ci-accontentiamo-delle-briciole/), un modo di ritrovarsi, di confrontarsi di nuovo e di protestare per le ingiustizie subite fino ad allora, e che purtroppo non sono mai cessate, nonostante i lunghi mesi in cui momenti di agitazione, azione, iniziative in rettorato si sono susseguiti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi