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GRECIA: UNIVERSITÀ E REPRESSIONE

È notizia di oggi l’approvazione dal Parlamento di Atene del disegno di legge che istituisce, in Grecia, una forza di polizia speciale — un corpo di più di mille agenti dotati di taser, manganelli e gas — con il compito di pattugliare le università 24 ore su 24.
(https://www.radiondadurto.org/2021/02/12/grecia-ok-della-destra-al-governo-alla-legge-per-trasformare-le-universita-in-caserme-di-polizia/)
Tutto ciò avviene nonostante la grande mobilitazione che studenti e studentesse stanno producendo e portando avanti con forza, malgrado la dura repressione.

Le università, in Grecia e ovunque, sono tradizionalmente i luoghi dell’autorganizzazione, delle movimentazioni politiche antiautoritarie, luoghi di desideri e di sogni di mondi diversi.
Proprio per questo non stupisce affatto, ainoi, l’approvazione di un simile disegno di legge, che si inscrive nei solchi di impoverimento e utilitarismo che l’Università neoliberale scava ogni anno di più.
L’università viene svuotata, dalle politiche neoliberiste, dell’essenza stessa che ne dovrebbe sostanziare le nervature: lo studio per lo studio, la conoscenza per la conoscenza, la passione per la passione.

Ad oggi ciò che l’Università – e il mondo della formazione in generale – assume come ruolo non è altro che quello di luogo di riproduzione del sistema redditizio e lavorativo in cui essa ci dovrebbe inserire, mezzo e strumento funzionale all’impresa e alla cristallizzazione di ruoli e schemi entro cui dover stare per poter accedere ad un lavoro, ad una vita dignitosa, ovviamente ammesso e non concesso che si eccella, sgomitando tra quell* che dovrebbero essere nostr* compagn* di viaggio, di vita, di volo.
Le bozze del Recovery Plan, del resto, non dimostrano che l’acuirsi di questa funzione totalmente utilitaristica della formazione, della ricerca.

La svolta che in Grecia, spinta in avanti dalle destre, si sta dando è un’accelerazione di tutti quei processi che fanno dei luoghi del sapere luoghi di riproduzione di stereotipi, di sistemi e di regole a cui dobbiamo già sottostare nella società, rendendoli luoghi di doppia pena, favorendo un ricatto tra la volontà, il bisogno di autorganizzarsi, di lottare e la necessità di andare avanti, ognun* per sé. Sistemi che, come sappiamo, fanno della repressione il proprio scudo, il proprio attacco a qualsiasi cosa non ne accetti passivamente la riproduzione.

Purtroppo non bisogna andare lontano per scovare altri esempi di doppia pena e di repressione nei luoghi universitari.
L’Università di Bologna, per esempio, ha in vigore e si attiene al Codice Etico e di Comportamento (https://normateneo.unibo.it/codice_etico.html): uno strumento di attacco, limitazione, controllo e repressione di ogni forma di dissenso che prende il via in università, e non solo, e che pone in essere vere e proprie pene, che vengono attuate praticamente senza possibilità di contestazione, rendendoci di fatto “colpevoli fino a prova contraria”. Rettore e compagnia cantante si fanno giuria e boia, infliggono pene arbitrariamente, con il supporto della Questura che con estremo piacere fornisce dati e identikit.
Ma se dev’essere questa l’Università allora non ci sta bene, e ogni tentativo di renderla luogo inospitale per ribelli di ogni sorta verrà rispedito al mittente.

Siamo al fianco de* compagn* grech*, che continuano la loro lotta, senza abbandonare l’università.
Contro ogni forma repressione!

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INCHIESTA DALLA PIAZZA STUDIO AUTOGESTITA: PERCHE’ OCCUPIAMO

Con l’esperienza della Piazza Studio Autogestita abbiamo in tantə parlato di cosa sia l’Università e di come metterla a critica e soprattutto di cosa poter fare, organizzandoci, per scardinare le logiche vigenti, per rendere l’Università qualcosa dove poter discutere, dibattere, condividere e creare saperi nuovi senza alcun giudizio o imposizione, senza nessun ricatto economico basato sul tempo e le continue ansie che ne derivano, qualcosa che possa essere davvero accessibile a tuttə, sia a livello fisico che cybernetico e che sia una scelta e non un obbligo morale per formarsi al lavoro. Per porre il nostro primo attacco in questo campo di battaglia abbiamo quindi deciso di iniziare riprendendoci dello spazio, per riappropriarci oltre di questo anche del nostro tempo e poter vivere entrambi secondo le nostre necessità e i nostri desideri. Perciò la Piazza Studio Autogestita ha trovato una casa ed abbiamo occupato un plesso con dei giardini di proprietà di Unibo, dove poterci trovare, autogestire, confrontare e studiare assieme, nell’autotutela collettiva, al grido di “Quello che non ci date noi ce lo riprendiamo!” Così dalla Piazza Studio Autogestita e poi Occupata è nato SPLIT-Spazio Per Liberare Il Tempo, un luogo che non vuole chiudersi in se stesso, ma aprirsi alla comunità studentesca ed essere fucina di idee ed iniziative, per espandere orizzonti e mobilitazioni e riprenderci lo spazio, il tempo e i soldi che ci sono stati sottratti. Time Lapse, la campagna per la liberazione del nostro tempo, di cui l'occupazione è solo una tappa è solo all'inizio, vogliamo tutto!

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