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Testimonianza di N.: quando ER.GO e Unibo hanno torto… non rispondono!

Segue la testimonianza di N, studentessa di infermieristica, che è tra le tantissime persone che l’UniBo ha lasciato indietro durante questa pandemia. L’esclusione (arbitraria, incomprensibile, data da errori burocratici) dagli aiuti del “Bando disagiati Covid” è l’ennesimo danno subito, è la goccia che fa traboccare un vaso già pieno. Oramai è più che evidente che questo bando fosse niente di più che un modo dell’Università di “apparire bene”, di lavarsi pubblicamente una coscienza sporca di tante ingiustizie accumulate, in particolare nell’ultimo anno ma anche da ben prima della pandemia. Ciò che ci è stato offerto sono poche briciole, la posa di una delle migliori università del mondo per paventare una magnanimità inesistente: il bando covid non ha offerto nessuna soluzione al problema e la maggior parte degli studenti e delle studentesse sono stat lasciat indietro senza avere concessa nemmeno la dignità di una motivazione.

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“Sono N., studentessa di infermieristica al secondo anno, e anche io sono tra le tantissime persone rimaste fregate dal “Bando disagiati Covid”. Io ho i genitori separati e vivo con mia mamma (e a carico suo): lei si è aperta un negozietto (a San Marino, dove ho la residenza: sono italiana ma abitiamo lì) insieme al suo attuale marito, che lavora con lei. Perciò nel mio nucleo familiare l’unica persona che percepisce reddito è mia mamma, io facendo infermieristica (che prende un sacco di tempo e oltre allo studio vero e proprio, vista l’entità dei tirocini, è quasi un lavoro) non ho la possibilità di lavorare. Per questo bando abbiamo richiesto l’elaborazione di tutti i documenti necessari al nostro commercialista: da questi emergeva che da marzo a giugno lei (e quindi neanche io) non aveva percepito neanche un euro, anzi la ditta era andata sotto di 9mila euro. Perciò abbiamo dimostrato che non solo percepivamo nulla in termini di reddito, ma anzi andavamo sotto. Per questo penso che i documenti richiesti dal bando fossero più che sufficienti, rendevano innegabile la mia necessità. L’Isee, che avevo già fatto per Er.go, risultava a sua volta bassissimo, 11mila euro, proprio perché nella famiglia solo mia madre percepisce un reddito; l’Ispe a sua volta era molto basso (e al di sotto della soglia considerata di necessità da Unibo stessa), 25mila euro. Quando mi è stata rifiutata la domanda (con una email di poche righe, uguale per tutt, nella quale non era specificata la motivazione del rifiuto) ho chiamato UrboStudio e mi è stato detto che il mio Ispe era troppo alto, di 98mila euro (in sostanza, il quadruplo di quello reale…): chiaramente ho fatto subito notare che era oggettivamente impossibile, ho ricevuto l’esonero completo dalle tasse e la borsa di studio quindi era logico che Isee e Ispe fossero bassi. Quando ho chiesto, sempre durante questa telefonata, di fare un controllo, mi è stato detto che loro non avevano alcuna possibilità di fare controlli ulteriori e nel caso avrei dovuto chiamare Er.go. A questo punto chiaramente ho chiamato Er.go, ma a quanto pare non c’era modo di valutare la mia situazione telefonicamente perciò mi hanno detto di contattarli tramite “Scrivici”: quando l’ho fatto mi hanno risposto mandandomi i dati corretti sia di Isee che di Ispe e ribadendo che effettivamente la borsa di studio e l’esonero li avevo ricevuti… e grazie, lo sapevo già e questa non era la mia domanda! Perciò ho continuato chiedendogli di mettersi in contatto con UrboStudio visto che l’errore evidentemente era stato proprio nella comunicazione tra di loro. Al che, hanno smesso di rispondere. A seguito ho mandato una email a UrboStudio per provare a chiarire la cosa, mi è stato risposto con lo screenshot della mia casella nel quale mi dimostravano che i dati che risultavano loro erano quelli che dicevo prima, molto più alti della realtà. A questo punto ho mandato lo screen della conversazione con Er.go nella quale mi veniva riconfermato quali fossero realmente i miei Isee e Ispe e mi è stato nuovamente risposto che l’Ispe era troppo alto. A quel punto ho provato a fargli notare che l’errore era il loro, perciò dovevano necessariamente rivedere la mia domanda. Al che, anche loro, hanno smesso di rispondere.”

“La cosa davvero insopportabile per me in tutto questo è la presa in giro, come faccio a non convincermi del fatto che i fondi se li siano tenuti? Se questo è il grado di ascolto e risposta? Chi saranno mai questi quaranta idonei di cui non si sa niente, nel momento in cui invece davanti alla mia situazione non c’è nessun desiderio di intervenire? Come possono prendere me, e un sacco di gente come me, a pesci in faccia in questo modo? Io mi chiedo dove siano andati a finire quei 600mila euro stanziati, vista la quantità di studenti e studentesse che alla fine non hanno avuto niente. Che hanno fatto, se li sono tenuti? Perché è questo che mi viene da pensare. Che poi 600mila euro sono una cifra ridicola a fronte della popolazione studentesca di Unibo, a fronte del fatturato dell’Università stessa e a fronte della gravità della crisi attuale. Si suppone che ci siano stati una quarantina di ragazzi idonei… le domande e il bisogno erano di migliaia di noi però.”

“In tutto ciò, a prescindere dal fatto che qualcun abbia ricevuto dei soldi, se li ha ricevuti davvero, il bando era insufficiente. Ci hanno messo quattro mesi a dare una risposta, e in una crisi del genere la mia situazione è solo peggiorata con il passare del tempo, la difficoltà in cui ero già all’inizio dell’anno si è aggravata sempre di più con l’aggravarsi e il prolungarsi della pandemia. Duemila euro per me farebbero la differenza, e non poca.”

“Per me questo del bando covid non è il primo problema riscontrato da quando sono studentessa Unibo. Avevo fatto richiesta per la borsa di studio e mi era stata rifiutata perché sostenevano mancassero tutti i documenti. Chiaramente nell’inviare la domanda, i documenti io li avevo allegati tutti. Dopo svariate mail in cui li sollecitavo a ricontrollare finalmente hanno ritrovato questi fantomatici documenti, che effettivamente non erano scomparsi, e mi hanno rimessa all’interno delle graduatorie entro il 3 dicembre. Può sembrare un esempio banale, ma non lo è affatto: io ho la fortuna che mia madre (che ha lavorato per un po’ come assicuratrice) avesse dimestichezza con computer e modulistica varia, perciò mi ha potuta aiutare molto. Ma questo è solo il mio caso specifico, se io fossi stata sola, senza un appoggio e senza la capacità di destreggiarmi in mezzo alla burocrazia, forse avrei lasciato perdere… e sarebbe stato ingiusto!”

“Ma le situazioni in cui sono rimasta fregata non finiscono nemmeno qui. Avevo partecipato anche al bando per l’assegnazione della scheda sim (ndr. bando volto ad aiutare studenti e studentesse in difficoltà ad ottenere gli strumenti per affrontare la DAD), che in teoria mi spettava, ma non mi è mai arrivata. Il corriere sosteneva che l’indirizzo fosse inesistente. La cosa assurda di questo bando covid però è stata proprio che – a differenza di tutti gli altri bandi per i quali, se considerati non idonei, si può fare ricorso – non c’è stata nemmeno la possibilità di fare ricorso. Non hanno pubblicato le graduatorie, non hanno dato la possibilità di fare un ricorso, non hanno nemmeno dato delle motivazioni alla non idoneità. È assurdo! Per altro – al di là della mia situazione nella quale proprio c’è stato un problema oggettivo di comunicazione dei dati tra i vari uffici – anche chi risultava, secondo i criteri Unibo stessi, idoneo all’assegnazione dell’aiuto, comunque ha ricevuto in risposta un molto vago “La commissione ha deciso di non assegnarle il contributo dopo aver valutato l’incidenza della situazione sul percorso universitario”. Che razza di risposta è? Semplicemente è la prova di come i fondi stanziati non fossero neanche lontanamente sufficienti a garantire che chi davvero aveva bisogno di quei soldi potesse averli.”

“Oltre a tutto ciò, vogliamo parlare del fatto che noi abbiamo pagato (io adesso sono iscritta al mio secondo anno e sono riuscita a presentare l’Isee, l’anno scorso non ci sono riuscita perciò non ho avuto accesso né alla riduzione delle tasse né alla borsa di studio) tutte le tasse, nel mio specifico caso 2500 euro, in cambio di nulla, senza alcun servizio offerto per tutti quei soldi? Siamo stat chius in casa per mesi potendo sostanzialmente fruire solamente delle lezioni – e io non avevo nemmeno il wifi, ho dovuto farmi aiutare da amici – senza avere accesso alle facoltà, alle aule, alle aule studio… Perché ho pagato tutti quei soldi? Perché non hanno fatto neanche uno “sconto” sulle tasse visto che non ci stavano dando nulla? L’università in Italia non ha senso! Già il fatto che ci facciano pagare le tasse è assurdo visto in confronto ad un sacco di paesi esteri dove l’università è addirittura gratuita. E io qua in Italia per sti duemila euro devo fare i salti mortali e alla fine mi vedo pure sbattuta la porta in faccia! Tra l’altro, una cosa su cui comunque è inevitabile porre l’attenzione guardando quel bando, è il fatto che già la terminologia con cui veniamo chiamati (“disagiati”) e la richiesta dei certificati di morte dei parenti siano qualcosa di molto pesante per chiunque volesse partecipare, per chi quei lutti in famiglia li ha avuti e li ha sofferti… E poi, dopo aver mandato il certificato di morte, manco si degnano di elaborare una risposta sensata, ci liquidano così con due righe, è un’assurdità.”

La testimonianza continua mettendo in evidenza un problema, condiviso da tantissimi e tantissime, di innumerevoli facoltà diverse, riguardo all’indecente gestione dei tirocini. A differenza di molt altr, gli studenti e le studentesse delle facoltà di ambito sanitario hanno quantomeno avuto la possibilità di farli i tirocini, nonostante i ritardi e le criticità che emergono dal racconto. Quello che emerge inevitabilmente dalle parole di N. è come, anche in questo ambito, l’università si è riorganizzata per massimizzare lo sfruttamento de* tirocinanti, portandoli a lavorare gratuitamente in condizioni di estremo pericolo ora che c’è la pandemia, senza preoccuparsi minimamente neanche di garantire delle tutele dal punto di vista accademico, in una facoltà nella quale i tirocini sono uno dei cardini principali.

“Della mia facoltà solo pochissima gente è riuscita a laurearsi alla fine del 2020, questo perché siamo rimast tutt molto indietro con il tirocinio. Questo perché per quattro o cinque mesi non ci hanno fatto andare. Da noi c’è l’obbligo di fare il tirocinio, che è anche di sbarramento rispetto alla possibilità di dare tutti gli esami successivi, perciò soprattutto i laureandi sono rimast molto indietro, ma anche tutt noi, non ci hanno aiutato con gli esami né con nulla. Io a settembre per esempio non ho potuto dare degli esami perché non avevo completato le ore di tirocinio… come se fosse stata una mia scelta! Anche la situazione del tirocinio stesso è stata veramente brutta, infermieri e infermiere giustamente non ne possono più e in piena pandemia le energie per stare dietro ad uno studente del primo anno che non sa fare nulla scarseggiano, e anche loro in questo non sono stat aiutat in nessun modo. Oltre a questo, ogni settimana c’erano colleghi e colleghe che si dovevano mettere in quarantena – ovviamente lavorando in ospedale era quotidianità entrare in contatto con persone positive al Covid -, perdendo per questo ore di tirocinio: ora loro non possono dare gli esami successivi al tirocinio perché non hanno raggiunto le 360 ore di tirocinio richieste. Anche loro non sono stat aiutat in nessun modo: in sostanza ci hanno mess a lavorare gratis in condizioni pericolose per la nostra salute, senza nemmeno venirci incontro dal punto di vista universitario nel momento in cui ci ammalavamo… Come se fosse una nostra scelta, come se fosse colpa nostra! E tra l’altro, quantomeno noi siamo riuscit a farli i tirocini, a differenza della gente di tutte le altre facoltà che non riguardavano l’ambito sanitario. Infermieristica funziona che ogni anno c’è una sorta di esame finale (esame di tirocinio 1) che attesta le competenze che hai ottenuto con gli esami e con i tirocini (ovviamente, per poter sostenere questo esame, devi aver dato tutti gli esami precedenti e aver concluso il tirocinio con una valutazione positiva): se non puoi fare o non passi questo esame finale, rimani bloccato al tuo anno e non puoi accedere a quello successivo. Se hai cominciato il tirocinio in ritardo e hai perso quindi gli appelli dell’“esame finale”, se ti sei ammalat durante il tirocinio (perché ti hanno mandato in piena pandemia a lavorare in ospedale gratis) e non hai raggiunto le ore necessarie, ti arrangi. E questo è davvero pesante, la nostra facoltà è molto pesante… Tutto ciò mi ha lasciata molto demoralizzata.”

“Dopo tutto questo, un po’ ho perso le speranze e un po’ quest’ennesima situazione mi porta a voler fare qualcosa, a dire basta a questo trattamento. Saremo anche ragazzi ma l’università non può prendersi gioco di noi in questo modo, questi aiuti ci spettano! E chi per una cosa, chi per l’altra, chi per tante cose messe insieme, dall’Università di Bologna siamo stat fregat tutti! E anche togliendo tutti i servizi in presenza, tenendo invariato l’ammontare delle tasse e delle more, comunque non ci è stato dato nessun aiuto nemmeno per seguire la didattica a distanza (e per comprare un computer almeno cinquecento euro li devi sborsare, in un modo o nell’altro). Fosse stato uno solo il problema, lo avrei anche compreso… Ma se vogliamo elencare tutte le ingiustizie che ci è toccato subire dall’università possiamo andare avanti fino a domani.”

Per saperne sul bando covid di Unibo vai ai seguenti link:
Che succede? Dove sono i soldi?
https://cuabologna.it/2021/01/05/che-succede-dove-sono-i-soldi/
Testimonianza di M. sul bando covid di Unibo https://cuabologna.it/2021/01/07/testimonianza-di-m-sul-bando-covid-di-unibo/
Testimonianza di E. sul bando covid di Unibo
https://cuabologna.it/2021/01/08/testimonianza-di-e-sul-bando-covid-di-unibo/


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